
Nel panorama musicale italiano contemporaneo, RICO è una voce che non passa inosservata. Con la sua scrittura intensa e viscerale, l’artista veronese — oggi di base a Milano dopo anni all’estero — sta tracciando un percorso personale fatto di evoluzione, introspezione e ricerca di autenticità. In questa intervista esclusiva ci ha parlato del significato profondo dei suoi brani, del legame complesso con la sua città natale, delle esperienze che lo hanno trasformato, e della sfida quotidiana di restare vero in un mondo che corre dietro alle mode.
- 1. Il tuo brano “Gospel” ha un tono riflessivo e carico di spiritualità. Ci hai detto però che stai per intraprendere una direzione musicale diversa: in che modo stai evolvendo il tuo sound e cosa ti sta ispirando in questa nuova fase?
Rico:
Gospel” è stato il mio primo brano ufficiale dopo anni, quindi ci sono molto legato. In quel pezzo c’è la mia anima nuda, il bisogno di dire tutto quello che avevo dentro. Oggi sto evolvendo il mio sound per renderlo più unico e contemporaneo: voglio unire la profondità del soul con l’energia del rap odierno. Sto cercando un equilibrio tra emotività e tecnica, qualcosa che suoni vero ma anche fresco, senza seguire le mode. È una nuova fase, più consapevole e libera
- 2. In “Leopardi” c’è una rabbia lucida e una malinconia vera. Ti senti più vicino oggi a quel tipo di scrittura, o stai cercando nuove forme di espressione?
Rico:
Mi sento sicuramente molto vicino a quel tipo di scrittura: è lì che riesco a esprimere davvero chi sono. La rabbia lucida, la malinconia sono elementi che mi rappresentano e che credo mi rendano diverso. Allo stesso tempo, sto sperimentando anche direzioni nuove, cose che nessuno si aspetterebbe da me. Sto cercando di sorprendermi prima di tutto io.
- 3. Verona è spesso sullo sfondo della tua musica. Che rapporto hai con la tua città oggi? Ti rappresenta, ti limita, o entrambe le cose?
Ho lasciato Verona a 18 anni e ho vissuto all’estero per 7 anni. Ora sono tornato in Italia, ma vivo a Milano. Verona mi sta stretta sotto tanti aspetti, ma crescere lì ti dà una fame e un’ambizione diverse. È una città che ti mette alla prova. Non è un caso se molti ragazzi di Verona stanno spaccando: lì non ti viene regalato niente, e questo ti forma.
- 4. Nel videoclip di “Leopardi” c’è un senso forte di solitudine e silenzio. È un’immagine che ti rappresenta ancora, o senti che qualcosa è cambiato anche in te come persona?
Rico:
Il video di Leopardi è stato girato a Stoccolma, dove ho vissuto per due anni. Rappresenta bene una parte di me: quella più solitaria, quasi da eremita. In quel periodo avevo bisogno di stare lontano da tutto. Oggi però qualcosa è cambiato. Sento di essere pronto ad aprirmi di più, a far entrare le persone nel mio mondo, a condividere pensieri e visioni. Rimango un tipo introverso, ma sto imparando a non viverlo come un limite.
- 5. Nel tuo percorso ci sono passaggi chiave: il collettivo YING YANG, il trasferimento a Londra, il contratto con The Saifam. Guardando indietro, quale di questi momenti pensi ti abbia davvero trasformato?
Rico:
Che gran domanda. Tutte queste esperienze mi hanno cambiato profondamente, ma se devo sceglierne una, direi il trasferimento a Londra. È stato lì che ho davvero iniziato a crescere come persona. Ho capito che il mondo non finisce al centro di Verona, e che la realtà è fatta di mille sfaccettature, culture, contraddizioni. Londra mi ha aperto la mente, mi ha insegnato a guardare le cose con occhi diversi anche la musica.
- 6. Hai vissuto la musica sia in gruppo che da solista. Cosa ti manca di quel periodo collettivo e cosa invece hai guadagnato camminando da solo?
Rico:
Quando sei in un gruppo, se qualcosa va storto hai sempre qualcuno accanto a te, e anche a livello pratico è tutto più leggero: c’è un supporto costante, ci si divide i compiti. Quella dimensione di condivisione mi manca molto. Ma da solista ho scoperto davvero chi sono come artista. Non ci sono compromessi, ogni scelta parla di me. È più difficile, ma anche molto più autentico.
- 7. C’è un artista, un disco o anche un libro che ha cambiato il tuo modo di scrivere o di vedere il mondo?
Rico:
L’artista che ha cambiato il mio modo di scrivere è sicuramente Drake. Mi ha colpito il suo essere così reale, nel bene e nel male, anche quando racconta situazioni in cui non è il classico ‘rapper figo’. La sua capacità di descrivere un momento attraverso i piccoli dettagli, le sfumature emotive, mi ha sempre fatto impazzire. Mi ha insegnato che puoi essere vulnerabile e credibile allo stesso tempo.
- 8. Come scrivi oggi? Parti da un concetto preciso o ti lasci guidare dalla melodia, dalle emozioni del momento?
Rico:
Dipende: a volte durante la giornata mi vengono in mente dei concetti forti o delle frasi che mi segno subito, e poi cerco un modo per svilupparli. Altre volte invece parto dal beat: lo ascolto, mi faccio guidare dalle emozioni che mi trasmette, e da lì costruisco tutto il pezzo. Sono due approcci diversi, ma entrambi molto istintivi.
- 9. Quando non fai musica, chi sei? Come vivi le tue giornate fuori dal contesto artistico?
Rico:
Sono un ragazzo di 25 anni, confuso come tutta la mia generazione. Fuori dalla musica sono ossessionato dai film, dagli anime e dai documentari. Sono una persona curiosa, sempre con la voglia di imparare qualcosa di nuovo. Non sono super socievole: ci metto tempo ad aprirmi. Ho cambiato tre scuole medie, quattro case, tre Paesi… ho conosciuto mille persone diverse, ma i miei veri amici li conto su due mani. Questa domanda è davvero difficile ahah, ma forse è anche per questo che faccio musica per provare a capirmi meglio.
- 10. Cosa ti fa stare bene davvero, al di là del lavoro e delle aspettative?
Mi fa stare bene stare con persone con cui mi sento capito. Non ho bisogno di grandi cose: trovo felicità nei momenti semplici, in quelle piccole cose che spesso diamo per scontate. Un film, una chiacchierata vera, una passeggiata in silenzio.
- 11. Nei tuoi testi si sente una grande resilienza. Che rapporto hai con la fatica, con le cadute? Come riesci a rialzarti?
Rico:
Sono cresciuto vedendo i miei genitori lottare ogni giorno per sopravvivere, quindi la fatica e le cadute per me non sono una sorpresa: fanno parte del percorso. Ho imparato presto a rialzarmi, a reinventarmi ogni volta. La verità è che la fatica è una costante in qualunque ambito della vita. Prima impari a conviverci e magari anche ad apprezzarla e prima riesci davvero ad andare avanti.
- 12. Oggi il concetto di “successo” è molto fluido. Per te cosa significa davvero avere successo? E ti senti già in parte arrivato, o ancora all’inizio?
Rico:
Per me il successo è vivere al 100% della propria passione. Che siano mille euro o centomila, l’importante è svegliarsi al mattino sapendo che stai andando a fare ciò che ami davvero. Questo per me è il vero traguardo. E no, non mi sento affatto arrivato. Sono solo all’inizio del mio percorso.
- 13. Stai lavorando a nuova musica? Puoi anticiparci qualcosa del prossimo progetto o della direzione che stai prendendo?
Rico:
Sto girando diversi video in queste settimane,il ritorno è vicino, manca davvero poco. La direzione che sto prendendo guarda a un sound più moderno, ma senza perdere la mia matrice hip hop. Voglio evolvermi senza snaturarmi: sarà qualcosa di fresco, ma riconoscibile.
- 14. Se potessi cambiare qualcosa del panorama musicale italiano, cosa cambieresti? C’è qualcosa che senti mancare o che vorresti vedere valorizzato di più?
Rico:
Credo che il panorama musicale italiano sia in evoluzione: la musica riflette la società, e oggi si percepisce un cambiamento positivo, soprattutto tra i giovani. Quello che mi piacerebbe vedere di più è il coraggio: vorrei che gli artisti rischiassero di più, fossero meno calcolati e più folli, più veri. Abbiamo bisogno di identità forti, non solo di formule che funzionano.
RICO si racconta senza filtri, con una consapevolezza rara e una visione lucida del proprio cammino artistico. Le sue parole riflettono una costante tensione tra solitudine e condivisione, tra radici e cambiamento, tra il bisogno di introspezione e il desiderio di apertura. Il suo viaggio è ancora in pieno svolgimento, ma una cosa è certa: la sua musica continuerà a essere un riflesso sincero di tutto ciò che vive, sente e sogna.
Se vi siete persi l’articolo dedicato alla sua discografia, al suo percorso musicale e al singolo attualmente in rotazione su NovaHot22, potete recuperarlo qui:
“Rico Yeboah torna con “Leopardi”: un nuovo singolo tra poesia urbana e denuncia sociale“







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