Cresciuto tra Roma e il mondo, Big Dave è un artista che porta sulle spalle storie, influenze e suoni di più culture. La sua è una voce che nasce dal cuore dell’R&B e si intreccia con ritmi afrobeat e amapiano, creando un linguaggio musicale che è allo stesso tempo intimo e universale.
Dietro il nome d’arte, c’è una persona che non ha paura di mostrarsi fragile e forte, che parla di sogni, cadute e rinascite con la stessa naturalezza con cui canta. La sua musica è fatta di ricordi familiari, di notti passate in studio, di incontri che lasciano un segno.
In questa intervista, Big Dave ci porta nel suo mondo: dai primi ascolti in casa, alle collaborazioni con artisti come Miriam Ayaba, fino alla fondazione di Antartis Records. Un viaggio tra radici, identità e il coraggio di rimanere fedeli a se stessi in un’industria che spesso chiede compromessi.

1.Chi è Big Dave quando non è sul palco o in studio?

Dave è una persona umana, fatta di tanti sogni e tanti errori, che l’hanno reso quello che è oggi. Un umano che sta ancora imparando ogni giorno come si vive, perché il mondo cambia continuamente, e Dave cresce e si evolve con lui

2.Sei nato a Roma ma hai vissuto anche all’estero fin da giovane. Quanto ha influenzato il tuo percorso artistico questa esperienza?

Ovviamente, aver avuto la fortuna di vivere abbracciando altre realtà mi ha dato la possibilità di conoscere la mia cultura, la cultura Black a 360°. Ho avuto l’occasione di vivere dove la comunità black è solida e presente sul territorio, qualcosa che qui in Italia sta iniziando a svilupparsi solo ora. Tutto ciò ha avuto impatto anche sulla mia musica, in quanto ho avuto l’opportunità di conoscere, frequentare ed interagire con artisti multiculturali, che hanno accresciuto la mia cultura artistica.

3.Quando e come è nata la tua passione per l’R&B?

Posso tranquillamente affermare che la mia passione per questo genere è nata in casa. Mia madre era solita cantare in grandi successi Motown, e la mia ninna nanna era “You are the sunshine of my life” di Stevie Wonder. Quindi sono stato svezzato a pane e soul.

4.Quali sono stati i tuoi primi riferimenti musicali, italiani e internazionali?

Sicuramente, a parte i grandi artisti che ascoltavo da bambino in casa, uno dei primi artisti che mi hanno influenzato è stato Craig David. Appena ho messo le mani su quell’album, mi sono completamente immerso. E da lì ovviamente ho consumato tutto i suoi primi album, dove ci sono canzoni che per me sono state fondamentali. Parlavano di situazioni sociali che vivevo, come bullismo, abbandono ecc.. quindi la sua musica ha sempre avuto (e sempre avrà) un valore speciale per me.

5.Cosa ti ha spinto a iniziare a scrivere e a raccontarti attraverso la musica?

Diciamo che la forza motrice che mi ha spinto ad utilizzare la musica, e “semplicemente” la mia necessità di farlo. Per me mettermi davanti al microfono, che sia in studio o sul palco, è veramente l’unica cosa che mi fa stare bene, che mi cura, dove non mi sento inadeguato. Per me scrivere un pezzo è come respirare, registrare e cantare è come bere un sorso d’acqua fresca. Non posso assolutamente farne a meno.

6.Come è nato l’incontro con Giordano Dan e come si è sviluppata la vostra collaborazione?

come molte di quest storie, il nostro incontro è stato completamente casuale. Abbiamo un amico in comune. Questa persona conosce il mio passato discografico (che mi ha lasciato un po’ di amaro in bocca, ma anche tanta esperienza), e sapeva che stavo ripartendo da zero con il mio progetto. Dan è stato l’incontro perfetto, perché nonostante la mia diffidenza e scetticismo è stato subito in grado di mettermi a mio agio da subito. Si è creata subito una grande sinergia, ora per me è come un fratello.

7.Figlio della Luna è un titolo molto evocativo: cosa rappresenta per te?

mi sono sempre sentito fuori luogo. Sia emotivamente che nel contesto sociale. Spesso (soprattutto in Italia) si da troppo peso al documento d’identità delle persone, piuttosto che carpirne la vera identità. Io ho sempre cercato di creare un progetto che fosse composto di ragazzi “come me”, multiculturali e afrodiscendenti. E allora mi sono chiesto, da dove vengo io? Da dove veniamo noi? Un solo paese? No. Una sola nazione? No. Figli della Terra? Siamo di più, perché a volte non ci viene riconosciuto nemmeno questo. Allora si, sono Figlio Della Luna.

8.In che modo l’appartenenza a due culture diverse (italiana e afroamericana) entra nella tua musica?

Sono fortunato, perché ho un diretto filo di sangue con la storia e le origini di questo genere incredibile, che ha dato a tantissime persone una voce per raccontare la propria storia e le proprie emozioni. In più, sono estremamente in contatto con tutta la mia parte africana, che mi ha permesso di esplorare le mie origini ed integrarle nella mia musica. Amo utilizzare le vocals R&B con i ritmi afrobeat e amapiano.

9.Parlaci di Giostre: qual è il messaggio e l’emozione principale dietro questo brano?

ci sono degli incontri che cambiano la forma di se stessi, quella sensazione di instabilità che ci accompagna ogni volta che siamo a contatto con quella persona, quel viaggio che ci trasforma.
GIOSTRE è un brano dal ritmo Funk incalzante, che esalta quella sensazione di incertezza e scoperta, di trasformazione e dinamicità, che solo la scoperta di se stessi in un nuovo rapporto può regalare. Si sale, si scende, si rischia… Ci si lascia trasportare con la curiosità e la voglia di scoprire dove si potrà arrivare. Sicuramente è una celebrazione della vita, e della mescolanza delle vite.

10.Il 6 giugno è uscito Anni ’90 con Miriam Ayaba: com’è nata questa collaborazione?

ho avuto la fortuna di conoscere Miriam durante un evento a Milano dove abbiamo partecipato. E’ stato subito un bel match a livello di vibe e soprattutto è nata una bellissima e sincera amicizia, oltre che una grandissima stima artistica. È nato tutto in una sessione in studio con Dan, dove eravamo presenti entrambi. Lei aveva una specie di demo del pezzo, appena l’ho ascoltato le ho detto che volevo ASSOLUTAMENTE partecipare. Ed è uscito uno dei brani che amo di più.

11.Quali sono gli aspetti più importanti del lavoro con la tua etichetta, Antartis Records?

Antartis è nata dalla volontà mia e soprattutto di Giordano Dan di dare spazio alle nuove leve della musica italiana, soprattutto del genere R&B/Urban/Afro di avere una piattaforma per esprimersi. Antartis mi ha dato la possibilità perfetta per essere quello che sono, senza compromessi e senza eccezioni. Sicuramente dovrà continuare a crescere come realtà, per essere sempre più presenti sul mercato discografico e avere così la possibilità di includere sempre più artisti.

12.Come vedi la scena R&B e urban in Italia oggi?

Io penso che in Italia, l’R&B sta iniziando a farsi conoscere. Iniziano ad esserci più artisti rispetto ad anni fa. E soprattutto, l’industria sta iniziando a riconoscere la forza e l’importanza culturale e si, anche economica, del genere. C’è ancora poca cultura però, poche persone conoscono o apprezzano, perché culturalmente in Italia c’è sempre stato altro. Ci vorrà ancora un po’ per arrivare ai livelli di altri paesi europei come l’Inghilterra, la Germania o la Francia, dove la comunità afrodiscendente è radicata, presente, viva.

13.C’è un artista con cui sogni di collaborare, in Italia o all’estero?

Sicuramente, per i motivi che ho citato prima, uno dei miei sogni è di collaborare con Craig David. Come dicevo, per me oltre ad essere un’icona, è una delle voci che ha segnato la mia crescita, artistica e non. Oltre a lui, c’è un altra collaborazione che purtroppo non sarà mai realizzabile. Ed è Pino Daniele. Ha fatto la storia qui in Italia, e avrei davvero voluto assistere e partecipare al suo processo creativo ed emozionale. In fine, non per importanza, sicuramente mi piacerebbe fare un brano con Giorgia, una delle voci più belle della storia italiana, e anche lei grande amante dell’R&B. Secondo me uscirebbe una bella hit.

14.Qual è stata finora la sfida più grande del tuo percorso artistico?

Sicuramente avere avuto il coraggio di fidarmi delle mie scelte, del mio gusto, delle mie emozioni. È facilissimo in questa “industria” perdersi nei compromessi, per un like, delle views in più, per un po’ di popolarità e riconoscimento. E lo capisco, davvero. Perché è normale volere trasformare la propria passione in una fonte di sostentamento. Ma sono super fiero di essere riuscito ad esprimermi, ad esplorare, a portare avanti ciò in cui credo. Senza se e senza ma. E voglio continuare a farlo, perché non posso fare altrimenti.

15.Cosa dobbiamo aspettarci da Big Dave nei prossimi mesi?

Sicuramente nuova musica. Ho tanta carne al fuoco che voglio condividere e nuovi modi di capire chi sono, scoprirmi, perdermi e riconoscermi di nuovo. E non vedo l’ora di farlo. Questo è più di un percorso, è la mia occasione per essere vivo.

Quello che emerge dalle parole di Big Dave è l’immagine di un artista in continuo movimento, che vede la musica non come semplice intrattenimento, ma come strumento per raccontare e raccontarsi, per dare voce a chi spesso non ce l’ha.
Il suo percorso è una miscela di ricerca interiore e voglia di connessione con gli altri, un equilibrio tra il rispetto delle proprie radici e la curiosità verso nuove contaminazioni.
Con nuova musica all’orizzonte e l’obiettivo di far crescere la scena R&B e urban in Italia, Big Dave non è soltanto un interprete, ma anche un costruttore di spazi e opportunità per una generazione di artisti multiculturali.
Se il futuro dell’R&B italiano ha un volto, è quello di chi, come lui, non smette mai di mettersi in gioco, di imparare e di credere che ogni canzone possa essere un piccolo atto di verità.


Se vi siete persi l’articolo dedicato alla sua discografia, al suo percorso musicale e al singolo attualmente in rotazione su NovaHot22, potete recuperarlo qui: 

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