La musica di Karter non è semplice intrattenimento: è un manifesto di resistenza, un linguaggio diretto che racconta le sfide, le radici e l’identità di un artista che vuole cambiare le regole del gioco. Abbiamo raccolto le sue parole in un’intervista senza filtri, dove emergono il vissuto personale, la forza della trap e la visione di un futuro diverso per la scena afro-italiana.


1. Nei tuoi brani spesso emerge un senso di lotta e di resistenza. Qual è stata la sfida più grande che hai dovuto affrontare fuori dalla musica e che ti ha insegnato di più?

Sopravvivere a me stesso e restare lucido in mezzo a tutte le distrazioni del mondo che mi circonda.

2. Back in the Trap parla di ritorni e radici: cos’è per te la “trap”? Solo un genere musicale o anche una condizione di vita?

Per me la trap non è solo un genere, è un linguaggio, un’energia, un modo di esprimersi con tutte le sue sfaccettature che raccontano diversi modi di vivere e vedere il mondo.

3. Quando scrivi un testo, quanto è autobiografia e quanto è invece immaginazione o racconto di ciò che vedi intorno a te?

Nei miei testi c’è tanta autobiografia: quello che vivo entra sempre, poi ci metto immagini e visioni.

4. In Italia la scena rap è ancora molto bianco-centrica. Tu come vedi la condizione degli artisti afro-italiani e cosa pensi serva per dar loro più spazio?

Gli afro-italiani hanno talento enorme, però spesso ci mettono in seconda fila. Questa cosa cambierà, ma serve più coraggio dall’industria, meno etichette, più ascolto vero.

5. 3AM è uno dei tuoi singoli più recenti ed è già in rotazione radiofonica: cos’ha di speciale per te questa traccia?

3AM è speciale perché è un frammento di vita vera: la notte, i pensieri, il silenzio.

6. Nella tua discografia ci sono momenti più aggressivi e altri più introspettivi: qual è la parte di te che ti piace mostrare di più al pubblico?

Mi piace mostrare sia la rabbia che l’introspezione: sono due facce della stessa medaglia.

7. Quanto è importante per te il concetto di “credibilità” nell’hip hop e come lo mantieni nella tua musica?

La credibilità è tutto nell’hip hop: non puoi fingere, io sono coerente tra quello che vivo e quello che scrivo. No bullshit on my song. Vedo che funziona lo stesso fare i finti gangster, ma io non riesco a dire stronzate così platealmente. Rimango real, tanto la mia vita è un movie.

8. C’è una frase o un’immagine dei tuoi testi che senti rappresenti al 100% chi sei oggi?

“Back in the trap”, perché ovunque vado torno sempre alle mie radici.

9. Se non ci fosse stata la musica, in quale direzione pensi che sarebbe andata la tua vita?

Senza la musica sarei altrove, non so dove, ma la musica è il mio canale.

10. L’EP Chrome 13 segna un passaggio forte nella tua carriera: cosa rappresenta per te il numero 13 e perché “chrome”?

Chrome 13 è un simbolo: il 13 è sfida e fortuna insieme, Chrome è resistenza, qualcosa che non si piega.

11. Guardando la scena internazionale, ci sono artisti che senti più vicini a te, non solo per sound ma per attitudine?

Non ho un artista specifico. Penso che ognuno abbia una particolarità che lo distingue dal resto del mondo, ed è quello che cerco di sfruttare anch’io: la mia unicità.

12. I tuoi video hanno un’estetica molto urbana e diretta: quanto pensi che l’immagine e la scenografia contino oggi per raccontare un artista?

L’immagine oggi conta tantissimo: la musica deve essere forte, ma senza estetica e immaginario la gente si dimentica di te.

13. Qual è l’emozione che cerchi sempre di lasciare a chi ascolta i tuoi pezzi?

Potere. Voglio che chi mi ascolta si senta più grande, o perlomeno essere motivato a diventare più grande.

14. Immagina Karter tra cinque anni: come ti piacerebbe essere ricordato, come artista e come persona?

Come uno che ha cambiato le regole, e come persona vera, non costruita.


Karter non indossa maschere: nelle sue parole come nei suoi brani, traspare autenticità, energia e una visione chiara. Con 3AM in rotazione e un percorso che unisce rabbia, introspezione e radici profonde, l’artista continua a costruire la sua strada senza compromessi, con la volontà di lasciare un segno reale nella scena musicale italiana.


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