
Crescere tra due mondi diversi e trasformare questa doppia radice in musica: è così che Lykee racconta se stesso, unendo influenze africane e italiane, tradizione e modernità. Nei suoi brani si respira autenticità, ricerca e contaminazione: dall’R&B al pop fino alle sonorità afro, ogni pezzo è un riflesso delle sue esperienze e del suo vissuto. Con il desiderio di restare indipendente e fedele alla propria identità, Lykee si fa portavoce di una scena urban/afro italiana che chiede spazio e riconoscimento. In questa intervista ci porta dentro il suo percorso, i sogni e le sfide di un artista emergente che non smette di credere nella propria visione.
1. Sei nato a Bukavu e cresciuto in Italia: quanto hanno influito queste due radici diverse nella tua musica e nella tua visione artistica?
Crescere tra due culture così diverse e così ricche, ha sicuramente inciso su tanti aspetti di ciò che propongo. Mi ha permesso di acquisire una visione molto più estesa e aperta della musica ma anche della vita.
2. Quando hai capito che la musica sarebbe stata più di una passione, ma la tua vera strada?
Che la musica sarebbe stata più di una passione l’ho capito verso i sedici anni, mi sono detto che non c’era altra via per me, tant’era la mia voglia di spaccare tutto.
3. Nei tuoi brani mescoli R&B, afro e pop: è una scelta spontanea o un percorso consapevole per costruire un tuo linguaggio unico?
La definirei decisamente spontanea, perché essendo cresciuto ascoltando artisti come Chris Brown, Usher, Lucky Dube, senza dimenticare MJ e tanti altri, non potevo che riportare tutto questo anche nei miei lavori.
4. Qual è il messaggio più importante che cerchi di trasmettere con le tue canzoni?
I messaggi, ovviamente, variano di brano in brano ma se c’è una cosa che vorrei che le persone capissero quando mi ascoltano è che sono sempre io, con tutte le varie sfaccettature.
5. In “Tre” e in “Lividi” parli di emozioni forti e spesso dolorose: scrivere per te è più una terapia personale o un modo per parlare a chi vive le stesse esperienze?
Direi entrambe, scrivo per tirare fuori cose che altrimenti non uscirebbero mai, ma se con quello che butto giù riesco a dare voce anche ad altre persone, che magari fanno fatica ad esprimersi, non posso che esserne contento.
6. Quanto contano per te autenticità e indipendenza, in un’industria musicale che spesso spinge verso formule già pronte?
Contano molto, perché viviamo in un’epoca musicale dove quello che “funziona” diventa lo standard e tutti si devono adeguare, ma io voglio sfuggire a questa visione ristretta che non fa altro che assopire la creatività e l’unicità degli artisti.
7. C’è un episodio della tua vita che senti abbia segnato profondamente il tuo modo di fare musica?
Un episodio in particolare, no, credo però che tutto quello che ho avuto modo di assorbire musicalmente negli anni ha influito e non poco sul mio approccio nello scrivere e comporre i miei pezzi.
8. Quali sono le difficoltà maggiori che incontri come artista emergente in Italia, soprattutto appartenendo a una scena ancora poco riconosciuta come quella urban/afro?
Tra le tante, farsi ascoltare, soprattutto in un paese come il nostro che non ha ancora abbracciato completamente la scena. Non c’è stato ancora quello step ulteriore ma sono fiducioso perché, come me, ci sono molti artisti emergenti che stanno finalmente portando un po’ di freschezza nel panorama discografico italiano.
9. La discografia italiana tende a muoversi lentamente nel riconoscere certe realtà musicali: come vivi questo divario rispetto a ciò che succede a livello internazionale?
Vero, il processo è veramente lungo e lento nell’accogliere le novità in Italia. Fuori, quello che ho notato è che sperimentano molto di più rispetto a noi, ma come detto sono fiducioso che le cose presto cambieranno, il movimento non si ferma.
10. Qual è il tuo processo creativo? Parti sempre dalle parole, dalla melodia o dal beat?
Io mi faccio guidare molto dal suono, da quello che mi comunica in quel preciso momento. Poi dipende, di base parto sempre dalla melodia o comunque da un giro di accordi, in seguito, aggiungo le parole. Raramente mi è capitato di cominciare dalla parte ritmica.
11. Quali artisti o esperienze ti hanno formato di più, non solo musicalmente ma anche come persona?
Il primo artista è Michael Jackson, grazie a lui ho sviluppato un modo personale di interpretare la musica. L’altro è Chris Brown da cui ho imparato tantissimo, ma quello che mi ha segnato anche a livello personale è senza dubbio Lucky Dube, artista immenso secondo me, che trasportava tutto se stesso in ogni singolo pezzo. Ogni volta che ascolto la sua voce, tutt’ora ho i brividi.
12. Dove ti immagini tra cinque anni? Qual è il tuo sogno più grande legato alla musica?
Se Dio vuole, a fare ancora musica, magari a livelli un po’ più alti. Non mi piace fare piani troppo a lungo termine ma se c’è una cosa che spero è di raggiungere sempre più persone che vogliano ascoltare ciò che ho da dire.
13. C’è un messaggio che vorresti lasciare ai ragazzi che, come te, cercano di emergere e di farsi ascoltare in un contesto che spesso non dà spazio?
Il mio unico consiglio è di fare la propria corsa, senza troppe comparazioni e di credere sempre nella propria visione, perché il mondo è pieno di gente pronta a trovare la minima cosa per dirti che non vai bene e che non ce la farai mai.
14. Se potessi scegliere un’artista internazionale e uno italiano con cui collaborare domani stesso, chi sarebbero e perché?
Un artista con cui collaborerei in questo momento è Drake, perché nonostante abbia perso il beef con Kendrick, credo che sia un grande artista. Mi dico sempre che devo farci un feat un giorno.
15. Quali sono i tuoi progetti futuri? Cosa dobbiamo aspettarci da Lykee nel prossimo futuro, sia musicalmente che come percorso personale?
Spero che il mio percorso continui ad evolvere senza affrettare nulla, con calma e in modo spontaneo. Musicalmente aspettatevi di tutto, non mi piace essere inscatolato, quindi, ci saranno non poche sorprese andando avanti.
Dalle sue parole emerge la forza di un artista che non rincorre mode ma crea la propria strada, spinto dalla passione e dalla voglia di arrivare a chiunque sappia ascoltare con cuore aperto. Lykee è un esempio di resilienza e autenticità, un giovane talento che affronta le difficoltà del panorama italiano senza perdere fiducia, guardando sempre avanti con speranza e determinazione. Il suo futuro promette evoluzioni, sperimentazioni e sorprese, ma una cosa è chiara: la sua musica continuerà a essere specchio della sua identità e ponte tra culture diverse.
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