
Ama DEE è una delle voci più interessanti della nuova scena italiana, un’artista capace di muoversi tra soul, pop, indie e funk con una naturalezza che riflette il suo percorso cosmopolita. Nata a Brescia, ha trovato a Barcellona la libertà di sperimentare e a Milano l’introspezione necessaria per trasformare le esperienze in musica. Con i primi singoli in inglese e poi con quelli in italiano, fino all’attuale lavoro sul suo primo disco, Ama DEE ha sempre scelto di mettersi a nudo, cercando autenticità e libertà espressiva. In questa intervista ci racconta il suo viaggio, i momenti difficili che l’hanno segnata, le collaborazioni, le sfide personali e la visione che la guida nel suo percorso artistico.
1.Sei nata e cresciuta a Brescia, ma la tua musica è cresciuta tra Barcellona e Milano. In che modo queste città hanno influenzato il tuo percorso artistico?
Barcellona è la città in cui ho mosso i primi passi grazie all’incontro tra ciò che ero in quel momento della mia vita e ciò che mi sentivo pronta a fare. Lì ho trovato la libertà di scoprirmi e mettermi in gioco senza paura di essere giudicata: mi sono sentita accolta, libera di provare, sbagliare e soprattutto di sognare. Milano invece mi ha “regalato” la solitudine di cui avevo bisogno per guardarmi dentro, raccogliere le mie esperienze e trasformarle in quello che è diventato poi il mio primo disco.
2.Ricordi il momento preciso in cui hai capito che la musica sarebbe stata la tua strada, più di ogni altra cosa?
Non ricordo il momento preciso, ma credo sia stato quando ho capito che cantare non serviva soltanto a me per liberarmi di alcuni pesi che mi portavo dentro, ma che riusciva anche ad emozionare chi mi ascoltava. Quando succedeva, sentivo che forse avevo finalmente trovato qualcosa di speciale.
3.Nei tuoi primi singoli in inglese (Why Try, Hold On) emerge una forte dimensione internazionale. Perché hai scelto di iniziare in inglese e cosa ti ha portato poi a cantare in italiano?
Ho iniziato in inglese, credo soprattutto perché in quel periodo vivevo all’estero ed era il linguaggio più universale per comunicare. Un’altra ragione è che con l’inglese mi sentivo più protetta, più libera di esprimere i miei pensieri più nascosti. Poi una volta tornata in Italia, nonostante la difficoltà, ho accettato la sfida di mettermi a nudo nella mia prima lingua… o almeno di provarci.
4.The Load, uscito durante il lockdown, nasce da un periodo difficile. Che cosa ti ha insegnato quella fase come artista e come persona?
The Load in realtà era stata scritta anni prima del covid però per quanto riguarda quel periodo posso affermare che in generale mi ha insegnato che tutto può cambiare da un momento all’altro, nel bene o nel male, senza alcun preavviso. Ho imparato sia come artista che come persona l’importanza di essere pronti a tutto, per quanto ci è possibile.
5.Nel 2020 sei stata intervistata da Harper’s Bazaar e hai parlato di libertà artistica. Oggi ti senti più vicina a quella libertà che sognavi allora?
Oggi mi sento molto più vicina alla mia idea di piena libertà rispetto a prima, anche se resta ancora parecchio da fare. Sento di aver raggiunto un livello maggiore di agio nell’esprimere le mie emozioni più vere senza temere il giudizio degli altri. Mi sento anche più libera di sperimentare, e questa libertà l’ho percepita molto durante la creazione di questo disco. Tuttavia, la strada verso la totale espressione di me stessa è ancora lunga, e lo sarà finché persisteranno alcune paure che ancora oggi mi limitano.
6.Con “Stavolta”, presentato in anteprima su Billboard Italia, hai raccontato la vulnerabilità di una relazione instabile. Quanto di personale c’è nelle tue canzoni?
Tutta la musica che ho scritto fino ad ora nasce dalle riflessioni sulle mie esperienze personali proprio perché scrivere in generale è lo strumento principale che utilizzo per elaborare e comprendere meglio tutto ciò che succede nella mia vita, sia a livello intimo che nel rapporto con gli altri.
7.”Sesto Senso” è stato un progetto ambizioso, con un grande team e coreografie. Cosa ti ha spinto a metterti in gioco anche come ballerina e performer visiva?
I miei primi approcci alla musica sono stati legati alla danza e alla performance, quindi credo che la spinta a mettermi in gioco fosse nata principalmente dall’esigenza di esprimermi attraverso più canali.
8.Nel 2023 hai pubblicato quattro singoli (Retro Marcia, Nuove Strade, Residui, Controvento). Che periodo rappresentano per te?
Sì, nel 2023 sono usciti quattro brani, due dei quali in featuring. In quell’anno ho cominciato ad aprirmi sempre di più all’idea di collaborare, ma soprattutto ho iniziato a sentirmi pronta a farlo. Agli inizi non creavo mai con nessuno, perché non volevo mostrare il mio processo e preferivo presentare solo il prodotto finale. Si tratta soprattutto di accettare che a volte le idee possono non essere geniali, senza che questo metta in discussione il talento.
9.”Arresa” e “Autostima” segnano un nuovo capitolo e anticipano il tuo primo disco. Quali messaggi vuoi trasmettere con questi due brani?
Per il momento dirò soltanto che entrambi i brani rappresentano fasi diverse all’interno di un ciclo di crescita che ho vissuto negli ultimi anni, sia sul piano emotivo che su quello personale.
10.Autostima, ora in rotazione radio, è un inno alla crescita personale. Qual è stato per te il percorso più difficile per arrivare a credere davvero in te stessa?
Uno dei percorsi più difficili è stato certamente quello che mi ha permesso di cominciare a sentirmi sempre più a mio agio con tutto quello che faccio. Fin dall’inizio per me è stata una sfida: cantare, ad esempio è qualcosa che mi era sempre piaciuto ma che all’inizio mi costava enormemente. Ho dovuto imparare a farlo prima in solitudine, poi davanti ai miei amici e un giorno finalmente di fronte a un pubblico. Scrivere mi veniva naturale ma scrivere canzoni no e anche questo è stato un processo da apprendere. Sono ovviamente tutte cose su cui continuo a lavorare e migliorare, e queste sfide mi portano, passo dopo passo, a costruire un’autostima che nasce proprio dalla conoscenza sempre più profonda di ciò di cui sono capace.
11.I tuoi visualizer, videoclip e persino gli shorts hanno sempre una forte impronta artistica. Quanto conta per te la dimensione visiva nella musica?
Creare visuals è uno degli aspetti che più mi entusiasma. Mi stimola l’intero processo: sviluppare i concetti, collaborare con diverse figure creative per portarli alla luce e infine girarli. È importante innanzitutto per me, perché è il momento in cui mi sento più libera di giocare e divertirmi. Adoro ragionare sui concetti e trovare il modo migliore, entro i miei limiti, di rappresentarli visivamente. Inoltre, credo che i visuals possano aiutare a completare una canzone e a raccontarne meglio la storia.
12.Hai vissuto esperienze importanti fuori dall’Italia. Pensi che l’estero ti abbia dato uno sguardo diverso sulla musica rispetto a quello che si respira qui?
Non saprei dire con esattezza però so per certo di aver assorbito qualcosa ovunque sia stata e che ogni esperienza mi ha influenzata in un modo o nell’altro contribuendo a formare la persona che sono. Di conseguenza molto probabilmente avrà inciso anche su come vivo e faccio musica.
13.Nel 2020 hai partecipato alle proteste del movimento Black Lives Matter. Quanto l’attivismo e la consapevolezza sociale entrano nella tua musica?
Sento che il 2020 sia stato un anno molto significativo, è aumentata la consapevolezza collettiva su diverse tematiche importanti come il razzismo ed è stato un momento che ha permesso anche a me di aprire gli occhi e cominciare a reagire. Tuttavia questo non si è mai tradotto in maniera diretta nella mia musica e non tanto per scelta, è semplicemente successo così. Dico “non in maniera diretta” perché credo che una persona appartenente ad una minoranza debba sentirsi libera di fare arte e comunicare anche storie, emozioni e pensieri che non riguardano necessariamente le discriminazioni subite, ma nei quali chiunque possa immedesimarsi e riconoscersi. E forse proprio il prendersi il proprio spazio in contesti dove non è ancora del tutto la norma (almeno in Italia) rappresenta già di per sé una forma di politica sottile.
14.Ti definisci un’artista senza etichette, che ama sperimentare tra soul, pop, indie e funk. Oggi quale di questi mondi senti più vicino e quale invece ti incuriosisce esplorare di più in futuro?
Oggi mi sento molto vicina al soul in chiave pop/moderna ma in futuro mi piacerebbe sperimentare nuove forme di soul ancora più libere e contaminate, e forse anche più raw 🙂
15.Stai lavorando al tuo primo disco: cosa possiamo aspettarci? Sarà un viaggio più intimo, più sperimentale, o entrambe le cose?
Entrambe le cose! 🙂
16.Cosa pensi del panorama musicale italiano oggi? E, nel caso, cosa cambieresti o cosa vorresti portare per migliorarlo?
Vorrei ci fosse molta più diversità a livello musicale ma soprattutto che ci fosse un pubblico più curioso e disposto ad accogliere ciò che è nuovo perché credo che la musica cresca quando ci si apre e si da spazio a voci diverse.
Attraverso le sue parole, Ama DEE si rivela come un’artista in costante evoluzione: determinata a crescere, consapevole delle proprie fragilità, ma sempre pronta a trasformarle in forza creativa. Con “Autostima” in rotazione e il primo disco in arrivo, il suo percorso sembra solo all’inizio ma già lascia intravedere una direzione chiara: raccontare sé stessa senza compromessi e portare freschezza e diversità nella musica italiana. NovaHot22 continuerà a seguire da vicino la sua crescita, convinti che Ama DEE sia destinata a diventare una voce imprescindibile della nuova scena musicale.

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