
Diretto, sincero, intimo. OMZO X non ha bisogno di filtri per raccontarsi. Dal 2018 con Problematico fino ai singoli più recenti, la sua musica è sempre stata lo specchio di un percorso personale fatto di crescita, difficoltà, ma anche tanta consapevolezza. In questa intervista ci parla senza giri di parole del suo nome, delle sue radici, dei momenti bui e delle sue rinascite, ma soprattutto del significato che la musica continua ad avere per lui oggi.
1. Partiamo dall’inizio: com’è nato il nome OMZO X e cosa rappresenta per te?
Omzo è un diminutivo di Omar che è il mio nome. La magia sta nella X che molti pensano che venga inspirata da Malcom X.
Ma in realtà ho avuto un approccio più matematico dove la X è rappresentare un’incognita, un valore sconosciuto in un’equazione… ciò descrive la mia e la posizione di molti artisti Afro in Italia.
2. Nel 2018 sei uscito con Problematico e da lì è iniziato un percorso molto ricco. Guardandoti indietro, come descriveresti la tua evoluzione artistica?
Artisticamente sono maturato moltissimo e non solo anche personalmente.
In quegli anni ho avuto un po’ di problemi giuridici che hanno frenato quello che chi stava dicendo intorno ma doveva andare così e a me va bene così.
3. Nel 2021 hai pubblicato il tuo primo album Punto di Rottura con 15 tracce. Cosa significava per te in quel momento quel “punto di rottura”?
Appunto venivo da questo periodo molto difficile che anticipavo prima… quel disco risale a un po’ di anni prima dove mi sono successe parecchie cose brutte. Aver fatto uscire quel disco è stato come metterci un punto per lasciarmi tutto alle spalle e poter andare avanti.
4. Dopo un periodo di pausa, sei tornato nel 2024 con diversi singoli. Cosa ti ha spinto a rimetterti in gioco con così tanta intensità?
Sicuramente oggi come oggi la musica non è in primo piano nella mia vita. Ho tante responsabilità tra cui una famiglia, una figlia da mantenere che giustifica le mie assenze nella scena. Ma quando ho qualcosa da dire torno sempre a dirla.
5.Autunno lo hai descritto come “il quarto punto cardinale” del tuo percorso, e fa parte insieme a CDFCT, JoT e KuntaKintedei tuoi brani in stile Afro. Cosa rappresentano per te questi pezzi e che valore hanno avuto nel tuo viaggio musicale?
Esattamente Autunno insieme alle altre 3 CDFCT, JoT, KuntaKinte gli unici pezzi Afro che ho fatto e penso che saranno gli ultimi.
Non perché non è sto uno sperimentare: ognuno di questi pezzi è stato voluto esattamente così com’è!

6. Nei tuoi testi utilizzi anche la tua lingua natale. Quanto è importante per te mantenere questo legame con le radici?
È fondamentale un legame solido che la propria terra, cultura, religione ecc.
7. Brani come Downtown e Downtown 2 raccontano una continuità: cosa rappresentano per te queste due tracce e che differenza c’è tra la prima e la seconda parte?
La serie Downtown per ora di 2 track non finisce lì… la serie rappresenta un fantasma che mi segue da quando ero adolescente e penso che non mi lascerà mai. Quel fantasma è la strada, le difficoltà e le soluzioni che ti offre per i tuoi problemi.
Per quanti ragazzi come me vogliano lasciarlo, è lei che non li lascerà mai.
8. Nei tuoi video ufficiali dai sempre un forte impatto visivo. Quanto conta per te l’immagine e la narrazione visiva nel comunicare la tua musica?
Negli anni precedenti molti era indispensabile per me ma penso l’attenzione del pubblico nei video musicali sia calato molto. Non c’è più ricerca nei dettagli ma basta bella qualità e presenza scenica… e questo a me dispiace.
9. Se dovessi descrivere con tre parole il tuo stile musicale oggi, quali useresti?
Sicuramente sincero, diretto e infine intimo perché scrivo in modo molto personale.
10. Nella scena afro-italiana e urban, quali sono gli artisti con cui ti senti più vicino o con cui vorresti collaborare in futuro?
Più o meno conosco tutti, non i nuovissimi ma i pilastri sì. Con qualcuno ho già lavorato, con altri è un problema… insomma il futuro ci dirà.
11. Quanto è difficile per un artista afrodiscendente emergere in Italia? Hai mai percepito ostacoli o barriere legate alla rappresentanza?
C’è una negazione palpabile della nostra esistenza o presenza nella scena. Io l’ho vissuto in prima persona: dopo una firma di un contratto importante mi sono scontrato con la realtà e fa schifo!
12. La tua musica è spesso descritta come uno “sfogo sociale”. Quali sono i messaggi principali che vuoi trasmettere a chi ti ascolta?
Nella mia musica voglio che sia sempre chiaro che non siamo uguali. Questa è la mia realtà, è il mio mondo: io ti ci sto aprendo una finestra, guardaci con rispetto.
E ai fratelli cerco di far capire che la nostra diversità è un valore aggiunto, non va sminuito per sentirsi accettati.
13. Stai già lavorando a un nuovo progetto (album, EP o singoli)? Puoi darci qualche anticipazione?
Sì, ho lavorato a tante cose in realtà, cose a cui potrei dare forma da un momento all’altro. Ma come ho detto prima, ora non è in primo piano.
Attenzione però: potrei avere da dire da un momento all’altro e sono pieno di musica…
14. Infine: qual è il tuo sogno più grande come artista e dove ti immagini tra 5 anni?
Il sogno più grande non cambia: essere felice. Qualunque cosa starò facendo da qua a 5 o 10 anni, solo questo.

L’intervista con OMZO X ci restituisce l’immagine di un artista che non rincorre le mode, ma rimane fedele alla sua storia e al suo vissuto. Le sue parole, come la sua musica, sono dirette, sincere, intime: un invito a guardare dentro la realtà di chi spesso viene ignorato, ma che ha tanto da raccontare. La sua incognita, la X, rimane aperta sul futuro, ma con una certezza: la ricerca della felicità come unico vero traguardo.
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