
In un panorama musicale in continua trasformazione, c’è chi sceglie di farsi guidare dalle mode del momento e chi, invece, trova la propria identità intrecciando passioni personali, vissuto e riferimenti culturali. J. Vrush appartiene senza dubbio alla seconda categoria: artista dalla forte impronta urban, con un immaginario che affonda le radici nel mondo manga e anime, è riuscito in poco tempo a costruire un percorso unico e riconoscibile.
Abbiamo raccolto le sue parole in questa intervista esclusiva, per scoprire chi si nasconde dietro il nome e quali sono le ambizioni che lo spingono sempre più in alto.
1. Partiamo dalle origini: come nasce il nome J. Vrush e cosa rappresenta per te?
Inizialmente mi chiamavo solo Vrush, che era lo pseudonimo da gamer, di cui ero e tutt’ora sono un grande appassionato, che mi ero dato accostando l’iniziale del mio nome (Vital) e il termine inglese “rush” termine usato perché a giocare andavo davvero forte. Quindi V-rush.
Quando ho iniziato a fare i miei primi freestyle e a scrivere le mie prime rime, ho riutilizzato questo nome d’arte come mantra per ricordarmi di andare sempre forte in ogni barra che avrei scritto. In seguito ho deciso di aggiungere l’iniziale del mio secondo nome (Jose) perché mi dava un senso di completezza. Quindi J. Vrush.
2. Quando hai iniziato a scrivere e fare musica, e qual è stata la scintilla che ti ha spinto a trasformarla in un progetto serio?
Ho iniziato a fare musica un po’ per caso a 11 anni quando mi ero iscritto per sbaglio all’indirizzo musicale alle medie suonando il flauto traverso per 3 anni. Fare musica in quel periodo mi aveva talmente tanto coinvolto che era diventato un bisogno costante.
All’età di 16 anni, non potendo più proseguire con gli strumenti musicali per indisponibilità economica, decisi di cominciare a fare i primi freestyle cogli amici e a scrivere le mie prime canzoni, per colmare quella voglia di far musica che ancora sentivo. E da lì non ho mai più smesso.
3. La tua discografia parte nel 2021 con “Big Prods”: se ripensi a quel periodo, che differenze noti tra il J. Vrush di allora e quello di oggi?
Rispetto ai tempi di “Big Prods”, brano prodotto dal potentissimo produttore con cui tutt’ora collaboro “Nastybeats” e penso di aver acquisito molta più esperienza e direzione artistica, grazie anche a chi mi supporta e collabora con me con delle buone critiche costruttive che me fanno crescere artisticamente oltre che umanamente.
4. In pochi anni sei passato da brani più introspettivi a pezzi esplosivi come Sfere del Drago: come descriveresti questa evoluzione artistica?
In realtà, continuo a scrivere ancora brani introspettivi. Lo sto facendo solo in maniera differente, omaggiando allo stesso tempo gli anime che fanno parte integrante della cultura generazionale, che ne hanno sempre avuto un messaggio di fondo.
Nel caso del brano “sfere del drago” ho deciso di fondere Dragon Ball ad un messaggio rivolto all’allenamento e all’esigenza del concetto del perenne miglioramento di sé.
Il brano risulta più esplosivo ma il messaggio resta.
5. La tua musica unisce urban, rap e influenze lo-fi/Afro. C’è un artista o un genere che senti abbia segnato più degli altri il tuo percorso?
L’artista italiano che mi ha ispirato maggiormente a livello di Flow e metrica è sicuramente Madman. Per il Flow, e l’attitudine, mi ha influenzato molto Lil Uzi Vert.
6. Le copertine dei tuoi singoli richiamano il mondo manga e anime (Dragon Ball, One Piece…): da dove nasce questa scelta e quanto conta per te l’immaginario visivo?
Questa scelta stilistica nasce dalla mia passione per i manga e anime. Quando faccio i miei brani è come se riassumessi una parte di me come fanno le sigle iniziali per gli anime.
7. In Sfere del Drago trasformi Dragon Ball in metafora rap. Come ti è venuta l’idea e quale personaggio senti più vicino a te?
Sfere del Drago, nasce come brano che manifesta la mia voglia di apprendere e migliorare sempre me stesso. Giorno dopo giorno, usando l’anime stesso come metafora.
Il personaggio che sento più vicino a me è Gohan. Personaggio dal grande potenziale che lo manifesta quando decide di fare sul serio.
8. In generale, quanto ti ispira la cultura pop (anime, fumetti, serie) nel processo creativo delle tue canzoni?
In generale mi ispira continuamente. C’è sempre qualche contenuto vicenda o frase che mi fa riflettere e mi dà del materiale adatto a scrivere. Quando guardo gli anime mi scrivo un sacco di appunti filosofici utili per i miei brani.
9. Molti tuoi testi parlano di cadute, cicatrici e ripartenze. Quanto della tua vita personale c’è dentro i tuoi brani?
C’è un po’ di vita personale in tutti i miei brani.
In alcuni (vedi personali) parlo praticamente solo di me.
Altri brani, anche se apparentemente scollegati, hanno un richiamo velato ad una filosofia di vita che adotto come stile di vita (Vedi “Re dei Pirati”).
10. L’ironia e l’arroganza convivono nel tuo stile: quanto è “personaggio” e quanto è davvero parte della tua personalità?
Direi un 50 e 50.
La mia persona (Vital) e il mio personaggio (J. Vrush) sono 2 facce della stessa medaglia. Sono 2 maschere che rappresentano il vero me.
11. Qual è per te la barra più forte che hai scritto finora, quella che senti ti rappresenta di più?
Più che una barra, direi le due barre finali del brano “Re dei pirati” che recitano:
“Mi fai le pare, pensi me ne copra? Dormendoci sopra mi vedi sorridere.
È la mia vita, resta la mia vita, tu scemo non dirmi come devo vivere”
12. Guardando avanti: hai in mente un progetto più grande (EP, album) o preferisci continuare a raccontarti attraverso singoli?
Ho già un progetto un EP ma shhh… 🤫
13. Se potessi scegliere una collaborazione, in Italia e all’estero, chi sarebbe l’artista perfetto con cui condividere una traccia?
In Italia, sicuramente, la mia prima scelta sarebbe Madman.
All’estero, Lil Uzi Vert. Sono i miei padri artistici.
14. Cosa ti auguri che il pubblico colga e porti con sé ascoltando la tua musica?
Ognuno può cogliere ciò che vuole. Vorrei che mi vedessero in molti modi differenti in base al loro filtro emotivo.
J. Vrush è un artista che vive la musica come un’estensione naturale di sé stesso: tra introspezione e voglia di esplodere, tra cultura anime e urban flow, riesce a fondere mondi apparentemente lontani in un linguaggio personale e diretto.
Con all’orizzonte un EP segreto e il desiderio costante di migliorarsi, il suo percorso è appena iniziato. Ma una cosa è chiara: J. Vrush non corre solo veloce nel nome, corre forte anche nella musica.


Se ti è piaciuto questo articolo, lascia un like 👍, commenta 💬 e condividilo 🔗 per far conoscere ancora di più la musica di J-VRUSH e di tanti altri artisti.
Seguici su Instagram (@novahot22radio)per restare aggiornato su nuove uscite, interviste e contenuti esclusivi.
Il nostro progetto nasce per dare spazio e voce a chi spesso rimane ai margini del panorama musicale mainstream: sostenere NovaHot22 significa sostenere gli artisti afro-italiani e indipendenti, le loro storie e la loro creatività.
Ogni like, ogni condivisione e ogni ascolto è un passo in più per far crescere questa scena e darle la visibilità che merita.
Se vi siete persi l’articolo dedicato alla sua discografia, al suo percorso musicale e al singolo attualmente in rotazione su NovaHot22, potete recuperarlo qui:






Lascia un commento