Quando Tommy Kuti sale sul palco del TEDx Brescia 2025, inizia con:
“Mi chiamo Tolulope Olabode Kuti… nome tipico bresciano, no?”
La platea ride, ma in pochi secondi la sua ironia diventa disarmo: “Sono venuto in Italia a due anni, e anche se non so proprio cantare (ironizza..), la mia vita è sempre stata musica.”
Da lì parte un viaggio che intreccia autobiografia, sociologia e arte popolare.
Tommy racconta come la sua generazione — quella dei figli dell’immigrazione, cresciuti tra scuola italiana e chiese nigeriane, tra polenta e fufu — abbia trovato nella musica il linguaggio per esistere e rappresentarsi.
“Secondo me la skill più importante per un artista non è la voce o la fortuna: è la capacità di rappresentare una community.
Una nazione, in fondo, è una community.”
Il suo discorso è pieno di immagini forti: Manzoni che “sciacqua i panni in Arno”, la trap come linguaggio popolare, la rabbia di chi non aveva voce.
Poi arrivano i momenti biografici: i primi concerti a Castiglione, la rabbia trasformata in versi, l’incontro con i ragazzi di Brescia — fieri, orgogliosi, consapevoli.
È lì che nasce Afro-italiano, la canzone-manifesto che ribalta i ruoli e fa cantare “sono afroitaliano” anche a chi non lo è.
“È lì che ho capito: la musica non è di chi la fa, ma di chi la sente.”
Il racconto si chiude con la caduta e la rinascita: il contratto discografico perso, la depressione, e poi la riscoperta della forza vera — la community di amici e collaboratori che, senza etichette né major, lo aiutano a ricostruire tutto.
“Chi siamo è più importante di chi sono.”
“Siamo tutti una spinta in piscina verso il nostro sogno.”
Parole che diventano simbolo di un’Italia nuova: orgogliosamente ibrida, indipendente, plurale.
Tommy Kuti oggi rappresenta un punto di congiunzione tra due Italie che si stanno già incontrando: quella bianca e quella nera, quella istituzionale e quella di strada, quella che cerca un’identità e quella che la vive ogni giorno.
Conclusione:
In un sistema musicale ancora chiuso e lento nel riconoscere il cambiamento, Tommy Kuti è l’esempio di come si possa costruire dal basso un percorso solido, autentico e profondamente italiano.
La sua voce, la sua ironia e la sua coerenza sono un patrimonio culturale da proteggere.
Tommy kuti non è solo un artista. È un modello.
E noi, come sempre, siamo qui per celebrarlo e sostenerlo.






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