Con un percorso che unisce Roma, New York e le radici ghanesi, Kevin D è uno di quegli artisti che non cercano l’approvazione: cercano verità.
Il suo primo passo nella musica arriva nel 2020 con il singolo Tutto Ok e con l’album d’esordio 842, un progetto di dodici brani che raccontava la leggerezza e la curiosità di chi si affaccia al mondo adulto senza ancora sapere dove andare, ma con la voglia di scoprirlo.

Dopo una lunga pausa di quattro anni, Kevin ritorna nel 2024 con Allucinazioni, segnando una fase nuova, più matura e riflessiva.
Nel 2025 pubblica una serie di singoli che ne definiscono la nuova identità artistica: BrooklynFuck NegativityPiù SuTime Square e Push Ups.
Tutti questi brani anticipano l’arrivo dell’EP “Lettere da Brooklyn”, in uscita entro fine anno — un progetto che racchiude esperienze, contrasti e verità vissute in prima persona nella grande città americana.

L’ultimo singolo, “Offline”, uscito il 16 ottobre 2025, è il brano che abbiamo scelto di portare in rotazione su NovaHot22.
Il pezzo è già disponibile in streaming sulla nostra web radio e online sul sito novahot22.com, nella sezione OnAir, dove raccontiamo anche il significato profondo del brano e la storia che lo accompagna.

Un singolo che va oltre la denuncia sociale: parla di identità, appartenenza e della necessità di disconnettersi da un mondo che spesso non ascolta, ma giudica.
In questa intervista, Kevin racconta la sua storia, la sua musica e la sua rinascita.

1. Ciao Kevin! Ci piacerebbe che ti presentassi.


Sono Kevin, vengo da Fiumicino (Roma) ma vivo negli Stati Uniti da otto anni — da uno a Brooklyn — e ho origini ghanesi. È un piacere sapere di rappresentare anche altre persone cresciute in Italia come me.

2. Da dove nasce il tuo nome d’arte?

È semplicemente il mio nome e l’iniziale del cognome, nulla di costruito.

3. Il tuo album d’esordio, 842, è uscito nel 2020. Cosa rappresenta per te oggi?


Ad 842 sono molto legato: racconta di me appena affacciato al mondo dei grandi, in una fase in cui volevo solo divertirmi. Rappresenta i miei inizi, l’incoscienza e la libertà.

4. Poi una pausa lunga, fino a Allucinazioni nel 2024. Cosa è successo in quegli anni?


Avevo deciso di lasciare la musica. Vivevo in America e mi sembrava impossibile colmare la distanza con l’Italia. Poi, nonostante tutto, continuavo a scrivere. Un giorno ho detto basta: ritorno, ma stavolta lo faccio per bene.

5. I tuoi singoli del 2025 faranno parte di un unico progetto, Lettere da Brooklyn. Di cosa parla?


È un viaggio intimo tra le esperienze che ho vissuto a New York. Racconto realtà dure, lavoro, emarginazione. La frase che riassume tutto è in Più Su: “Se la vittoria ha un costo, insisto e non mi scosto.”

6. In Offline scrivi: “Io ce l’ho con lo Stato italiano se per te io non sono italiano.” Da dove nasce quella rabbia?


Dal fatto che non è normale nascere in Italia da genitori stranieri e non essere italiani. Ho visto mie sorelle e amici vivere difficoltà burocratiche assurde. Da lì è nato tutto.

7. Hai citato persone reali nel brano. Chi sono per te?


Mie sorelle, mio papà e Mosa One — un artista italo-egiziano che mi ispira da anni. La famiglia per me è tutto: è un tema costante nella mia musica.

8. “Offline” è un ritornello che suona come un manifesto. Che cosa rappresenta per te?


È un modo di proteggersi. Online tutti parlano, spesso offendendo senza pensare. Preferisco stare offline: lì nessuno mi disturba.

9. Nel testo dici: “Se non possono ucciderci loro, ci fanno uccidere l’uno con l’altro.” Chi è il “noi”?


Noi è chiunque si senta rappresentato da quella parola, senza distinzione di colore o provenienza.

10. Come lavori alla produzione?


L’EP è stato prodotto tra Italia e USA, con producer come Dr Testo, Cortez, Delta e Newl1fe. Di solito parto dal beat: se mi prende, scrivo subito. Quando il testo esce di getto, capisco che il pezzo era già lì.

11. Molti artisti afroitaliani e italiani con background diversi stanno costruendo il proprio spazio nella scena. Tu come vedi la situazione?


Sono troppo distante per dirlo con certezza, ma credo che oggi la scena sia già inclusiva. Se c’è talento, non c’è esclusione che tenga. È difficile farcela, ma perché siamo in tanti a provarci, non per il colore della pelle.

12. Chi sono i tuoi riferimenti, umani e musicali?


Umanamente i miei genitori e i miei nonni: mi hanno insegnato tutto reagendo, non parlando. Musicalmente ascolto quasi solo artisti stranieri, ma in Italia spero di collaborare un giorno con Ghali e Amir.

13. In cosa senti di essere cambiato rispetto ai tuoi inizi?


Sono cresciuto molto. Vivere lontano da tutto mi ha fatto sbagliare, ma anche imparare. Ho perso cose, ma ora sono pronto al salto.

14. Cosa ti pesa di più nel fare musica indipendente?


Gestire tutto: post, date, social. Non è mai stato il mio forte. Ma quando la gente apprezza, ripaga ogni fatica.

15. Cosa dobbiamo aspettarci da te prossimamente?


Entro fine anno arriva l’EP Lettere da Brooklyn, che chiude il cerchio del mio primo anno a Brooklyn. Poi finalmente torno in Ghana, nella pace — e come il mio ultimo singolo, sarò “Offline”.

Con Offline, Kevin D firma uno dei brani più sinceri e necessari del 2025: un racconto che unisce identità, resistenza e cura di sé.
Il suo percorso, da 842 fino a Lettere da Brooklyn, è la dimostrazione che la distanza non divide: aiuta a capire chi sei davvero.


Se condividi la nostra missione di dare spazio alla nuova creatività afro-italiana e africana in Italia , commentacondividi l’articolo, metti like e seguici su Instagram(@novahot22radio).
Su NovaHot22 Radio trovi KEVIN D in rotazione: ascolta ora e sostieni gli artisti che stanno cambiando il suono dell’Italia.

Lascia un commento

In voga