Quando ascolti Million, hai la sensazione che ogni parola arrivi da un luogo reale, vissuto, a volte ferito. La sua voce non è solo uno strumento: è una lente, una stanza interiore dove il suono diventa emozione e l’introspezione si trasforma in melodia.
Dopo brani come “Dirti di no” e “Pensi ancora a noi”, l’artista continua a spingersi dentro l’universo R&B con un’identità sempre più definita — elegante, cupa, coerente — ma soprattutto autentica.

Nel suo percorso c’è una ricerca costante: capire come convivere con la propria vulnerabilità, come tradurre il caos in equilibrio, e come fare dell’R&B un linguaggio personale, capace di parlare una lingua italiana nuova, più profonda e sincera.

Abbiamo fatto due chiacchiere con lui per scoprire dove nasce questa visione e dove sta andando.

1.  Partiamo dal presente: “Dirti di no” e “Pensi ancora a noi” mostrano due lati diversi del tuo modo di vivere i sentimenti. Da dove nascono questi brani, e cosa raccontano davvero di te?

Entrambi sono frutto di ciò che stavo vivendo in quei determinati periodi, capita raramente che mi metta a lavorare a pezzi senza voler descrivere scenari vissuti realmente.

So yea, due visioni completamente diverse l’una dall’altra ma accomunate dal fatto che sono state scritte in un momento di esame di coscienza. 

Saper convivere con questa dualità penso sia una delle cose più complesse da artista. 

2.  Ascoltandoti sembra che la voce non sia solo strumento, ma spazio emotivo. Quando scrivi, parti più da un suono o da un’emozione?

Credo che l’emozione sia una conseguenza di cosa ascolti e di come ascolti un determinato pezzo, per quel che mi riguarda l’emozione che provo quando scrivo un brano parte da un suono, ma non è detto che sia la stessa provata da chi lo riceve.

3.  Nel tuo percorso ci sono tanti riferimenti visivi — dai video fino alle cover. Quanto conta per te l’immagine nel raccontare la tua musica?

L’immagine è complice. 

Sento che per spiegare il mio immaginario e farmi ascoltare nella mia totalità, serve che la gente lo accosti ad un immaginario, altrimenti fai fatica a farlo arrivare.

Quindi non scindo mai le due cose, o è l’immaginario a consigliarmi il pezzo o è il pezzo ad ispirarmi a creare un’immagine.

Più l’immagine è coerente col suono più arriva.

4.  C’è una linea sottile tra desiderio, dolore e dipendenza emotiva che attraversa i tuoi testi. È qualcosa che vivi in prima persona o che osservi negli altri?

Entrambi. 

La maggior parte dei miei testi raccontano di esperienze vissute in prima persona, ma in alcuni casi prendo ispirazione anche da eventi che osservo in altri.

5.  Il tuo sound ha radici R&B ma respira influenze diverse: elettronica, trap, urban. Come lo definiresti, se dovessi spiegare a qualcuno che non ti ha mai ascoltato?

Attitudine Hip-Hop con sonorità R&B.

6.  In “Oh My God” con Dez abbiamo avuto un assaggio di ciò che stavi diventando. Come è nata quella collaborazione e cosa ti ha lasciato?

Shout out Dez.

Il mio producer, MasterMaind, è stato il primo a farmelo scoprire. Ricordo che mi aveva mandato un provino di Dez chiedendomi se mi piacesse quella roba e già da lì sentivo che aveva centrato a pieno con il mio sound. Nel giro di qualche giorno gli ho mandato la mia strofa, si è gasato and history was made. 

7.  L’estetica che porti — cupa, elegante, sospesa — sembra molto coerente. È una scelta consapevole o qualcosa che ti appartiene in modo naturale?

Ovviamente come tutti gli artisti sono fortemente influenzato da tutto ciò che è stato il mio passato e dalla musica che mi ha accompagnato nella crescita, sia a livello artistico sia personale. Venendo da un background Hip-Hop e R&B per forza di cose riconosco nei miei pezzi quelle influenze, maggiormente dal 2015 con le varie fasi dell’R&B e Trapsoul, anno in cui tra l’altro, ho iniziato a fare musica.

8.  Spesso nelle tue canzoni sembra che ci sia una lotta tra controllo e vulnerabilità. Fuori dalla musica, sei più uno che trattiene o uno che si lascia andare?

Dipende fortemente dal contesto, probabilmente direi che di norma sono uno che si lascia andare, ma capita spesso che a seconda della situazione in cui mi trovo tendo ad avere più controllo, e dunque cambio totalmente approccio. 

9.  “Non so più dirti di no” è una frase che resta impressa. C’è un momento della tua vita in cui ti sei davvero trovato a non riuscire a dire di no?

Il fatto di non saper più dire di no a qualcosa è sinonimo di dipendenza, e penso che sia uno dei miei tratti peggiori. 

È qualcosa che mi capita mega raramente ma quando si presenta lo fa con un’intensità che mi fa perdere il controllo. 

Dunque si, che sia in relazioni o situazioni diverse è capitato.

10.  Parliamo del futuro: hai già anticipato “Stripper”. Cosa rappresenta per te questo nuovo brano, e in che direzione ti stai muovendo artisticamente?

Ad oggi credo sia il mio brano a cui sono maggiormente legato, rispecchia fortemente il mio stile, sia a livello di testo sia a livello di sound. Per quanto la dark R&B sia un genere che mi appartiene, sono ancora in costante ricerca e sento che posso ancora esplorare tutte le sue sfumature, ragione per cui in questo pezzo ho deciso di adottare questo stile leggermente diverso dal solito.

11.  Guardando la scena italiana di oggi, pensi che ci sia spazio per un R&B più profondo e maturo come quello che stai portando tu?

Innanzitutto grazie per i complimenti, apprezzo davvero. La scena musicale italiana è in costante evoluzione ed un genere come quello che sto portando io può avvicinare più gli ascoltatori del rap allo stile, ed essere quindi il giusto legame tra il rap e l’r&b italiana. Dunque si, tempo al tempo e sarà inevitabile, l’Italia non potrà far finta così a lungo.

12.  Spesso gli artisti afrodiscendenti in Italia devono ancora combattere per essere riconosciuti nella loro identità artistica. Tu come vivi questo aspetto?

Credo che il discorso sia molto più ampio e complesso, non si lega solo alla musica. Sappiamo tutti che c’è ancora strada da fare ma ci si sta lavorando. 

13.  Se dovessi descrivere il tuo percorso in una frase, quale sarebbe?

Destinato a fare grandi cose.

14.  C’è un artista — italiano o internazionale — che senti vicino per visione o sensibilità, non per somiglianza ma per approccio?

Se per approccio intendi immaginario, allora andrei sul sicuro con PARTYNEXTDOOR, sicuramente le influenze da cui arrivo, mi caratterizzano e sento che mi fanno da bagaglio. 

15.  E per chiudere: cosa dobbiamo aspettarci da Million nei prossimi mesi, e cosa sogni di costruire a lungo termine con la tua musica?

God’s willing. 

Get Ready Be Ready. 

– Million 

Million è uno di quegli artisti che non rincorrono le mode, ma costruiscono un’estetica riconoscibile, radicata nella verità personale. Con “Stripper” all’orizzonte e una visione sempre più nitida, il suo percorso sembra solo all’inizio — eppure già pienamente consapevole.
Nel suo modo di scrivere c’è lucidità, ma anche un’intensità che non teme di mostrarsi fragile.

Come ha detto lui stesso: “Destinato a fare grandi cose.”
E a giudicare dalla direzione che sta prendendo, sembra più una promessa che una semplice dichiarazione.


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