Per le rubriche di NovaHot22 “Focus On” e “Street Stories” oggi parliamo di GARDO, un artista che incarna perfettamente ciò che raccontiamo in queste due sezioni: identità, strada, visione, e una wave che sfugge a qualsiasi definizione preconfezionata.


La scena urban è piena di artisti che inseguono una wave, ma pochi la costruiscono davvero. GARDO è uno di quelli che se la crea da solo: italo-brasiliano, sperimentale, un approccio crudo e futuristico che mischia due lingue, due mondi, e una vita che non si può incasellare.

Il 16 ottobre è uscito il suo EP composto da quattro tracce, un progetto breve ma significativo, da cui abbiamo messo immediatamente in rotazione “Cambio Me Stesso”, insieme a “WaWa”, brano che accompagna NovaHot22 fin dai primi giorni della radio. La sua wave ci ha colpiti subito: autentica, diretta, senza compromessi.

Finalmente abbiamo avuto l’occasione di intervistarlo. Un momento che aspettavamo da un po’, perché la sua identità musicale merita spazio, voce e contesto.
E siamo certi che, prima o poi, avremo anche la possibilità di incontrarlo dal vivo per una delle nostre video-interviste — il formato in cui gli artisti come lui brillano ancora di più.

1. Chi è Gardo quando non sei in studio o sul palco?

Gardo generalmente fa fatica a stare fuori dallo studio. Fuori dallo studio, faccio qualche shooting per brand/negozi di abbigliamento, momentaneamente sono disoccupato. Sul palco lo faccio dire agli ascoltatori chi sono, ma se devo darmi un aggettivo direi Energia e un viaggio unico da capire.

2. Cosa significa per te essere sperimentale?

Sperimentale, che cerco di mischiare un po’ tutti i miei generi preferiti, nei diversi progetti, la mia parte più moderna con sound abbastanza futuristici e la mia parte latina con suoni e mood come dire “da favela”.

3. Perché mischi portoghese e italiano?

Principalmente per il fatto che mischiando sia il portoghese che l’italiano posso creare delle belle melodie e ho anche molto più di cui parlare, piuttosto che concentrarmi su una delle 2 lingue e basta, quindi sì principalmente per una visione artistica.

4. Quanto contano le tue origini brasiliane?

Significano tantissimo per me e la mia musica, si sta sempre parlando di una intera parte della mia vita, e ciò influenza sempre in maniera positiva. Magari nei testi potrei risultare non comprensibile parlando anche un’altra lingua ma per questo esiste il traduttore.

5. Che ruolo ha avuto l’Italia nel tuo percorso?

L’Italia è stato il mio punto di lancio per iniziare il mio percorso. Nel corso degli anni, assieme alla mia crew siamo riusciti a completare 2 studi di registrazione dove possiamo sfogarci nella maniera più assoluta. Ho poco da dire essendo solo l’inizio.

6. Com’è nato “WaWa”?

WaWa credo sia stato un gran bel progetto, nasce da un beat che mi ha girato un mio amico producer, HaloWassup, fortissimo davvero, e ho semplicemente seguito la wave, mischiando varie bozze di testi che erano incompleti.

7. Il titolo “WaWa” ha un significato?

WaWa non ha un significato specifico, volevo solo gasare il pubblico con una bella trappata, come dice nel testo “mostrando il mio culto”.

8. Come nascono i tuoi brani?

Solitamente nascono quando mi succedono svariate cose nella vita. Ho bisogno di ispirazione per creare e finire un progetto, e sicuramente, avendo anche la skill che mi autoproduco, il beat fa molto anche il suo.

9. Tre parole per descrivere la tua wave.

Sperimentale, innovativa, veritiera.

10. Quali artisti ti hanno ispirato a credere nel tuo stile?

Diversi artisti, tra cui americani come Lil Uzi Vert, Playboi Carti, i Migos, Bigxthaplug, poi passando ad una roba più old rap: Wu-Tang, Ice Cube, Tupac e Snoop Dogg.
Al di fuori di rap/trap, direi Michael Jackson in primis, e diverse band punk, qualcosina.
In Brasile i vari MC della favela tra cui MC Ryan, MC Kevin, MC Daleste, Oruam principalmente.
Ho avuto poca influenza dall’Italia, a parte la classica scena rap/trap 2016 dove tutti sanno chi sono i big e direi i Club Dogo.

11. Dove ti collochi nella scena?

Mi sento molto più underground, sinceramente non saprei dove collocarmi.

12. Qual è il messaggio centrale della tua musica?

Un solo messaggio con tanti valori: me stesso E BASTA.

13. Cosa trovi più difficile nel percorso da emergente?

Trovare le persone giuste, disposte ad aiutarti o anche addirittura a seguirti nel tuo percorso perché credono in te al 200%, e in aggiunta la parte penso più difficile dal mio punto di vista: trovare CHI può farti le sponsorizzazioni giuste e farle nella maniera più pulita possibile.

14. Come guardi al futuro?

Penso poco al futuro quando l’importante per me è il da farsi nel presente, lavorare sempre duramente. Se mi muovo bene ora, tutto quello che verrà mi renderà solo che soddisfatto.
Però in ogni caso spero che il mio messaggio arrivi a più gente e italo-brasiliani in Italia possibile. Sarebbe un sogno per me creare un pubblico in gran parte di questo tipo.

GARDO non appartiene a nessuna scena: se la sta costruendo addosso.
L’EP uscito il 16 ottobre — quattro tracce dirette, piene di visione — è la testimonianza di un artista che non chiede permesso, ma apre porte a colpi di identità. Da quel progetto abbiamo portato subito in radio “Cambio Me Stesso”, mentre “WaWa” è ormai una presenza stabile dentro NovaHot22 fin dalla nascita della radio.

Questa intervista è stata la prima occasione reale per raccontarlo come si deve, senza filtri.
E il suo percorso è appena iniziato: non si proietta troppo in avanti, non idealizza il futuro, ma costruisce giorno per giorno. Ed è proprio questo che rende credibile il suo viaggio.

Noi speriamo — e crediamo — che ci sarà anche spazio per incontrarlo di persona e realizzare una video-intervista completa, perché artisti come lui, che uniscono due culture e una wave così personale, hanno bisogno anche di immagini, non solo di parole.

Questa è solo la prima tappa.


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