Ci sono canzoni che nascono per essere ascoltate e altre che nascono per essere vissute.
“Greater” appartiene alla seconda categoria.
Non è solo un brano: è un ritorno, una lettera d’amore, un gesto di gratitudine verso una comunità che ha segnato profondamente il percorso umano e artistico di Helen.
Scritta nel 2022 tra i quartieri multiculturali di Norsborg, Stoccolma, la canzone prende forma dentro un contesto fatto di migrazioni, culture che si incontrano, difficoltà quotidiane ma anche solidarietà e appartenenza.
Dopo anni trascorsi in Svezia, Helen è tornata a Milano con una nuova consapevolezza.
“Greater” diventa così il punto di passaggio tra due capitoli della sua vita: un saluto alla comunità che l’ha formata e allo stesso tempo l’inizio di una nuova fase.
In questa conversazione con NovaHot22, Helen racconta cosa significa crescere tra mondi diversi, trovare casa dove non te l’aspetti e capire, con il tempo, che la vera forza non è mai individuale.
È sempre collettiva.
1. Questo brano nasce in un momento preciso della tua vita. Se dovessi descrivere quando è nato, più che come, cosa diresti?
“Greater” è stata scritta esattamente nel novembre 2022. Me lo ricordo come fosse ieri.
Ormai Stoccolma mi aveva adottata da circa cinque anni. Era diventata la mia casa.
Una casa che mi aveva dato una grande famiglia, una comunità che mi ha stravolto la vita.
Il brano nasce dopo un momento di consapevolezza e di riconoscimento verso ciò che mi circondava.
2. In questa canzone si percepisce un’energia collettiva, non individuale.
Che rapporto hai oggi con la parola insieme?
Non credo nel successo solitario. Si vince proprio quando si è insieme.
Chi ti dice il contrario, finge. Ti vuole vendere una grandissima bugia.
Insieme si è più forti, insieme si cambiano le regole del gioco, we rise up.
3. C’è un’idea di forza che attraversa tutto il pezzo.
Che tipo di forza senti di raccontare in questo momento della tua vita?
Sento un grandissimo senso di riscatto.
“Greater” è uscita proprio quando io sono tornata a casa in Italia dopo essere stata sette anni in Svezia.
Immagina avere una grandissima voglia di mettersi in gioco e guardarsi indietro e sapere che hai una community alle spalle che ti supporta e sostiene anche da lontano.
Non sarei dove sono ora se non fosse per l’amore che la mia gente mi ha mostrato. E non parlo di “successo” perché io sono la stessa ragazzina di qualche anno fa, con una grande passione che coltivo giorno dopo giorno.Parlo di un “arrivo”, di una “presa di coscienza”, di un “traguardo” che ho conseguito nel corso degli anni che mi ha permesso di portare a termine il motivo per la quale Dio mi ha messa al mondo: AMARE.
4. Molte delle tue canzoni sembrano parlare a qualcuno, ma senza nominarlo mai.
A chi senti di stare parlando quando scrivi oggi?
Parlo a persone diverse in momenti diversi.In “ovunque sarai” parlo di una persona che ho amato e che penso rimarrà my special one per sempre.
In altre, quasi tutte, mi riferisco alla musica parlandone come una relazione romantica.
Poi c’è regina nera, scritta per la mia black queen!Il destinatario cambia sempre però oggi sicuramente parlo al mio prossimo.
Greater è una lettera d’amore scritta alla mia e per la mia di gente.
5. Questo brano arriva dopo un lungo percorso personale e umano.
Cosa ti ha insegnato il tempo, più di qualsiasi successo o risultato?
Il tempo insegna tanto. Però non esiste solo un maestro.
Ci sono le esperienze e le persone e un’infinità di altre cose.Insieme, mi hanno insegnato che a volte va bene e a volte si soffre.
Che però esiste sempre una seconda chance, to do it better and to be better.
Ci sono certe strade che non devono essere per forza percorse da sole e anche quelle volte in cui sembra così, u gotta believe that God has a plan for u.Va bene sbagliare, va bene cadere, va bene non sentirsi all’altezza.
Va bene perdersi e non avere le risposte.
Va bene imparare a chiedere scusa e ancora meglio va bene accettare e perdonare il proprio prossimo.Va bene tutto.
Sicuramente in “Greater” parlo di tutto questo.
Io credo che il ruolo da studente non si abbandoni mai davvero.So per certo però che: lo stare insieme, rende più forti e credo questo sia l’insegnamento più grande che la vita mi abbia mostrato.
6. Nel tuo modo di fare musica c’è una forte attenzione all’energia, più che alla forma.
Come riconosci quando una canzone è “vera” per te?
Io cerco tanto le “emozioni” in una canzone.
Voglio trasmettere e di conseguenza dopo che creo, immagino spesso la reazione degli altri al primo ascolto di un mio pezzo
Penso che un ascoltatore percepisca subito se una cosa sia credibile, se la roba sia vera o meno.
Un pezzo ti può far venire la pelle d’oca per le parole, per le melodie, per l’immaginario che si porta dietro.A me è venuta la pelle d’oca ascoltando canzoni di altri artisti, so cosa vuol dire sentire una canzone e pensare “shit, this is something else”.
Quando parli con il cuore, c’è una sorta di integrità che traspare anche per chi ti ascolta.
Certe cose non le puoi nascondere, arrivano e basta.Non ho mai avuto dubbi su “Greater”, è un capolavoro di canzone, che sia apprezzata o meno, non cerco conferme. I know this one is something else.
7. Il video nasce in un luogo reale, abitato, vissuto.
Che importanza ha per te raccontare spazi che ti hanno formata?
Ho girato il pezzo a Stoccolma, nel mio quartiere “Norsborg”, dove abitavo, lavoravo e facevo musica.
Ho diversi zii e cugini che abitano lì e io e miei fratelli ci andavamo spesso da piccoli durante le vacanze estive.
Poi un giorno, compiuti i 20, ho preso tutto e mi sono trasferita lì definitivamente.Norsborg è un quartiere ricco di culture, tradizioni e religioni diverse.
Tra questi palazzi ho conosciuto persone provenienti da tutto il mondo.A Norsborg siamo tutti benvenuti. Non trovi gli svedesi “bianchi” come te li immagineresti tu.
È un luogo che rappresenta una nuova Svezia.
Trovi neri, arabi, latini e una marea di gente from the middle east.I media ne parlano come se fosse un posto pieno di criminalità, di degrado.
E guarda caso ci siamo solo noi, immigrati e ragazzi di seconda e terza generazione.Non ti nego, è uno dei quartieri più emarginati di Stoccolma, se non di tutta la svezia.
C’è molta segregazione razziale, una grande divisione sociale tra “noi” e “loro”, dove quest’ultimi sono proprio gli svedesi “bianchi” che ti ho citato prima.Ma è storicamente provato che quando istituzioni e stato non sono presenti, i quartieri popolari vengono segnati da conseguenze non solo economiche, sociali e politiche.
Lavoravo come educatrice presso un centro culturale del posto.
Immagina svegliarti la mattina e avere a che fare con quei ragazzi che i media definiscono come “cattiva gente”, solo perché c’è uno stereotipo del ragazzo di quartiere che “ruba, che è maleducato, che spaccia, che non ha voglia di fare niente”Poi invece, mi ritrovavo a confrontarmi con ragazzi MERAVIGLIOSI pieni di vita, che sognano in grande. Molti dei quali parlavano già tre/quattro lingue. Super Smart, street smart.
Norsborg è molto di più di ciò che raccontano i media.
È dove CULTURA e ARTE si incontrano.Non a caso sono riuscita a coltivare la mia passione per la musica proprio lì e l’ho portata to the next level.
A Norsborg ho scritto grandi opere come Back home, Regina nera, Honey.
Le persone riconoscevano il mio accento e se ne innamoravano.
Ho portato Milano tra i palazzi di questo quartiere e tutti sapevano da dove vengo.È chiaro che l’immaginario che mi circondava per anni ha totalmente cambiato il mio approccio alla musica e all’arte in generale.
Sincera, è un’esperienza che io non so quasi come raccontare, difficilissima da spiegare.
Mi ha segnata profondamente nell’anima e mi ha tolto le armi. Ho amato davvero e sono stata amata a mia volta.
Non potevo non raccontarla, non potevo non raccontare la mia seconda casa, dovevo assolutamente renderle omaggio.
8. Ascoltando il pezzo, si ha la sensazione che non sia una fine ma un inizio.
Senti anche tu che questa canzone apre qualcosa?
Assolutamente si!“Greater” è stata la mia maniera di salutare quella che è stata casa mia per molti anni.
Ma non è la fine, anzi è un inizio.Ho sempre avuto paura di tornare in Italia perché pensavo di non appartenerci più.
Pensavo non ci fosse più posto per me, nonostante avessi una grandissima voglia di mettermi a servizio della mia di città.Invece eccomi qui, ufficialmente back.
Lavoro in una scuola superiore come educatrice e posso dire che mi piace moltissimo e sono pronta a dare tanto ai miei youth.Mi guardo indietro e penso che non è solo un mio sogno da realizzare: è un sogno che è diventato “comune”, “condiviso” e “voluto” anche da coloro che in tutti questi anni mi hanno supportata, mi hanno sostenuta, formata, amata e hanno creduto in me e nelle mie potenzialità e che tutt’ora lo fanno.
Quindi si, è un nuovo “capitolo” e volevo iniziarlo con un’immensa gratitudine nei confronti di ciò che è stato.
9.La produzione accompagna molto la voce, senza sovrastarla.
Che tipo di relazione cerchi oggi tra la tua voce e il suono che la sostiene?
Il beat secondo me è fondamentale, parte tutto da lì, riesce a comunicare, farti emozionare.
Greater é stata prodotta da @Isaiah, un fortissimo produttore di Malmo, conosciuto tramite amici.
Troppo forte il ragazzo, 4real.Quando sono in studio, mi capita spesso di stare ore e ore e creare armonie su armonie. Mi piacciono le doppie voci, mi piace creare tutto ciò che fa da contorno, ciò che dà corpo al pezzo.
Non lo so che relazione cerco tra voce e suono, non posso darti una risposta statica.
Insomma, cambia da pezzo a pezzo.
Dipende dal messaggio che c’è dietro, dipende da tante cose.In Greater volevo che la mia voce fosse in primo piano, quasi da ricoprire un ruolo da “protagonista”
Ma parliamoci chiaro, il beat è crazy e si sente fin da subito.
10. Se questo brano dovesse restare a qualcuno come messaggio,
che tipo di sensazione vorresti lasciargli addosso?
Uff, domandone.
Se fossi io a decidere, vorrei che chi l’ascolta capisse l’importanza di fare community.
Vorrei quasi si sentisse parte della mia, di quella che ho raccontato.Dietro c’è un messaggio di gratitudine, speranza, di riscatto.
C’è anche un messaggio popolare, street che parla a chi come me noi, viene dal niente e costruisce tutto.Ci sono dei messaggi socio politici che devono essere colti.
Io che indosso la maglia di “black is beautiful” progetto importantissimo di cui ho fatto parte, di mio fratello KK.
Nel video c’è mio fratello Simon che beve la coca della Palestina.
Nasrin la mia migliore amica, donna nera e hijabi che sventola la bandiera della SOMALILAND.Tanti messaggi di appartenenza.
Per questo dico che in “Greater” siamo stati parte di un cambiamento artistico, storico, sociale, e politico!!!
Vorrei che chi guardasse questo video, provasse rispetto per i quartieri popolari e per la cultura di essi.
E per quelli come noi, vorrei che si sentissero RAPPRESENTATI.La musica è soggettiva e parla in maniera diversa ad ognuno di noi.
Da educatrice, ti dico che vorrei che i miei ragazzi si sentissero ispirati a raccontare il vero.
Vorrei che imparassero a raccontare la loro storia nella loro maniera senza che qualcun altro prenda il microfono al posto loro.
Che capissero l’importanza dell’unione.
L’unione fa la forza.
“AHA, SI SAI CON ME
SI PUÒ SOLO MIGLIORARE, BABY SAI COM’!
SONO QUEL TIPO DI QUEEN CHE TI FA ELEVARE, PENSA A TUTTI QUEI SOGNI CHE VUOI CONQUISTARE AND LEVEL UP.
LA RIVINCITA CHE ASPETTI, SONO L’UPGRADE CHE VORRESTI, JUST KEEP IT REAL DIMMI CHE RESTI.”E con sfacciataggine, dico anche che con me si può fare LEVEL UP.
Non ho paura di mettermi in gioco e so che ho tanto da dare.
And if u keep it real, ci prendiamo grandi rivincite.Raga ascoltate “GREATER”, guardatevi il video cause damn we really made it. 4real
“Greater” non è soltanto una canzone.
È un messaggio di gratitudine, di riscatto e di appartenenza.
È il racconto di una comunità e di quartieri popolari spesso raccontati male, ma pieni di cultura, vita e sogni.
“Vorrei che chi ascolta capisse l’importanza di fare community”, dice Helen.
Nel brano e nel video ci sono simboli, storie e persone reali.
C’è una visione che parla a chi viene da contesti simili, a chi ha costruito qualcosa partendo da poco, a chi crede che insieme si possano davvero cambiare le cose.
“Per quelli come noi vorrei che si sentissero rappresentati”, dice Helen.
Ed è forse proprio questo il punto più forte di “Greater”:
ricordarci che certe storie non appartengono a una sola persona, ma a tutte le comunità che continuano a costruire, resistere e sognare insieme.

Se vi siete persi l’articolo dedicato alla sua discografia, al suo percorso musicale e al singolo attualmente in rotazione su NovaHot22, potete recuperarlo qui:





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