
Tra gli artisti che negli ultimi anni hanno costruito un’identità forte nella nuova scena urban italiana, HeartMan è sicuramente uno dei nomi più interessanti da seguire.
Nato in Costa d’Avorio e cresciuto in provincia di Brescia, HeartMan ha sviluppato negli anni uno stile personale che unisce rap e melodia, introspezione e storytelling emotivo. Un percorso iniziato in modo indipendente, registrando da solo in cameretta, e che oggi lo porta a presentare “Più che Solido”, il suo primo album ufficiale in uscita il 13 marzo 2026.
Un progetto che ruota attorno a un concetto molto chiaro: la ricostruzione tramite demolizione.
Distruggere vecchie abitudini, vecchi schemi e vecchi modi di pensare per costruire qualcosa di più forte.
Per l’occasione HeartMan ha risposto alle domande di NovaHot22, raccontandoci il suo percorso, il rapporto con la scrittura, le sue influenze musicali e il processo creativo dietro questo nuovo capitolo della sua carriera.
1. Guardando al concept del disco: cosa hai dovuto demolire dentro di te per arrivare a costruire qualcosa di “più che solido”?
Ho dovuto demolire delle vecchie abitudini, dei vecchi pattern, instaurandone di nuovi. Iniziare a prendermi più cura del mio corpo, mangiando meglio e praticando regolarmente esercizio fisico. Diciamo che è una battaglia costante. Non si finisce mai di migliorare se stessi. Le vecchie abitudini tornano molto più in fretta quando arrivano momenti di debolezza, ma questa è la vita d’altronde. L’importante non è quante volte cadi, ma la volontà che hai di rialzarti.
2. Scrivere e registrare musica ti aiuta davvero a elaborare le emozioni?
Registrare al microfono raccontando determinati traumi o cattive esperienze mi ha sempre aiutato a elaborare e a sfogarmi. Nella vita privata non sono uno che parla molto: ho un carattere piuttosto introverso, quindi credo che in qualche modo il microfono mi abbia sempre fatto da terapeuta. Una volta esternate certe emozioni e certi pensieri, ho quasi l’impressione che finiscano letteralmente catturati all’interno di quella capsula.
3. Se il ragazzo che ha iniziato a fare musica anni fa ascoltasse oggi Più che Solido, cosa pensi direbbe?
Mi piace pensare che apprezzerebbe l’evoluzione. Anche perché nell’album è sempre presente la componente introspettiva ed emotiva di Heartman, che non se ne andrà mai, proprio perché è la mia essenza. Credo anche che sarebbe fiero del sound introdotto in questo disco: è sempre Heartman, ma in una chiave nuova e fresca.
4. Dopo l’uscita dell’album ti vedremo portarlo anche dal vivo?
Quest’album trasuda energia live da tutti i pori. Sinceramente non vedo l’ora di portarlo sul palco. Per i dettagli dovresti chiedere al mio booking agent (hahahaha). Sta di fatto che il mio desiderio per questo album è poterlo performare in un concerto solo mio. Mi piace l’idea di mettere in piedi uno show con una setlist coesa e delle belle scenografie, che sia un’esperienza immersiva e quasi cinematografica per chi viene ad ascoltarmi.
5. Se dovessi consigliare una traccia del disco da cui iniziare?
Se me lo chiedessi ogni settimana, probabilmente riceveresti una risposta diversa ogni volta. Ma così, su due piedi, ti direi: “Traumi.”
6. Guardando al tuo percorso, in cosa senti di essere cresciuto di più?
Sì, direi che la crescita è possibile sentirla dalla qualità del suono fino alla scrittura. Il 2018 era il periodo in cui mi registravo completamente da solo in cameretta. Avevo 19 anni, ma l’esigenza di esprimermi tramite la musica era talmente alta che far uscire un progetto di otto tracce, pur avendo zero fan, mi sembrava all’epoca il modo migliore per canalare questo flusso creativo. Ora ho 27 anni, registro in uno studio, ma quel bisogno insaziabile di convertire in suono le emozioni e i sentimenti non è mai cambiato.

7. Da dove nasce la vena introspettiva della tua musica?
Sono sempre stato un ragazzo molto riflessivo che se ne sta per le sue, oltre ad essere il cliente numero uno della nostalgia. Direi che questi due aspetti mi hanno portato negli anni a scrivere di amori finiti e relazioni interpersonali complicate. Non è mai stata una scelta estetica fine a se stessa, ma, come dicevo prima, quel bisogno irrefrenabile di voler esprimersi.
8. In che modo le tue origini hanno influenzato la tua musica?
Perché mia madre non si offenda leggendo questa intervista, risponderò con: le origini ivoriane e congolesi. Mi hanno permesso, a livello inconscio e ancestrale, di avere sempre il senso del ritmo e delle melodie. Come tutti i ragazzi afrodiscendenti, sono cresciuto con musica africana in casa. Papà e mamma che cantavano tutto il tempo. Leggende ivoriane come: Alpha Blondy, Meiway, Magic System, o congolesi come: Papa Wemba, Koffi Olomidé, Awilo Longomba. Questa mescolanza musicale direi che ha contribuito enormemente all’aspetto del suono. Mentre per i testi direi crescere dove sono cresciuto, cioè in provincia di Brescia, con tutte le difficoltà che ne conseguono per un ragazzo nero.
9. Ti senti più rapper o cantante?
Questa domanda mi viene fatta spesso e altrettante volte mi viene difficile dare una risposta concisa e diretta. Io ho sempre cantato, specialmente quando ero più piccolo. I ricordi più vividi che ho di quel periodo sono delle elementari, quando sul pullman organizzavamo io e mio fratello dei cori con altri bambini per cantare a squarciagola le sigle dei cartoni animati. Arrivata la nostra fermata, credo proprio che l’autista ringraziasse Dio. Ma il rap è stato il mio primo amore in adolescenza, ciò in cui mi sono rispecchiato di più. Uomini oltre oceano che mi somigliavano e che tramite la musica parlavano di come la loro pelle veniva stigmatizzata dalla società. Ma non lo esprimevano solo con un sentimento vittimista, bensì di: denuncia, fierezza e voglia di rivalsa. Pac e Biggie sono i primi artisti che mi hanno affascinato sin da ragazzino, non tanto per la musica che all’epoca capivo poco o niente ma per la magnitudo e l’influenza delle loro figure. Quindi, in relazione a questo, ti direi che mi sento nell’anima rapper e nel corpo crooner.
10. Che ruolo hanno avuto le collaborazioni nel tuo percorso?
L’ieo è il mio producer, col tempo diventato anche un grande amico. Insieme abbiamo e stiamo tutt’ora modellando un sound che rispecchia l’energia che respiriamo in base al periodo della vita in cui ci troviamo. Sidy è un artista che rispetto molto, non solo perché proveniamo dalla stessa città, ma per le sue capacità sia come cantante che come musicista. Il suo approccio alla musica è molto diverso dal mio ed è proprio questo che mi piace. Per me la musica, quando è fatta bene, è fatta bene. Marcio è da sempre il mio rapper italiano preferito. Se oggi sono un fan dello storytelling e mi ci diletto parecchio è grazie a lui. Averlo in ft. su un pezzo come “Fai l’uomo” è stato un sogno coronato.
11. Come è nata la collaborazione nel brano “Falsi Idoli”?
Il pezzo inizialmente lo avevo proposto io a Kevin e lui in pochissimo tempo è riuscito a lasciarmi la strofa. Doveva uscire in un mio progetto, ma per diverse ragioni è rimasto in archivio. Allora, visto che non mi decidevo più e Kevin stava per far uscire l’album, l’ha inserita al suo interno. Sono felice che quella traccia faccia parte del suo disco perché credo che il concept dell’intero progetto calzi a pennello con il brano e lo abbia valorizzato più di quanto avessi in mente di farlo io. Il concept di “Falsi Idoli” vuole un po’ essere una denuncia di un mondo dove l’apparenza conta più del contenuto, dove si idolatra l’immagine anziché la sostanza. Quel titolo racchiude un messaggio chiaro: “occhio a chi scegli di elevare”. Kevin è l’unico rapper di seconda generazione che mi ascolto sempre con piacere quando fa quel rap conscious e il solo che potessi chiamare per il questo compito. Perché è street, raw e unapologetic. Non dà spiegazioni per pararsi il culo (non so se si può dire). Si esprime come si sente in quel momento.
12. Come è nata invece la collaborazione con Rondodasosa nel brano “Amico”?
Quando Rondo mi mandò il pezzo, all’inizio rimasi pallido in viso. Nella testa pensavo: “Ma questo ragazzo è un pazzo. Vuole davvero usare una traccia così leggendaria e rapparci sopra?”
Mockingbird non è “una canzone”, è la canzone per eccellenza. Il livello di introspezione, vulnerabilità e tecnica che serve per scrivere un pezzo così è di un livello superiore. Si sta sempre parlando di Eminem. Pur non essendo il mio “cup of tea” come rapper, ho sempre rispettato le sue skills da MC e songwriter. Sta di fatto che, non appena ascolto il testo scritto da Rondo, mi colpisce per l’onestà e la sincerità. Sono le parole di un amico ferito e addolorato per aver perso un individuo che un tempo reputava un fratello. La scrittura è interessante perché parla della perdita di un amico in due modi diversi, introducendo due figure distinte: una con cui si evince abbia interrotto i rapporti e l’altra che sembrerebbe purtroppo passata a miglior vita. Tutto ciò, al tempo, mi colpì e decisi di scriverci il ritornello che mi chiese. Da lì, il resto si racconta da sé. Rondo è un artista dalle mille qualità, sia artistiche che imprenditoriali. Come tutti quanti ha anche i suoi difetti, questo non lo metto in dubbio. Gli sono però riconoscente per avermi reso partecipe di questo momento particolare della sua carriera.
Con “Più che Solido”, HeartMan inaugura un nuovo capitolo del suo percorso artistico: un progetto che parla di crescita personale, di cambiamento e della volontà di costruire qualcosa di più forte partendo proprio dalla demolizione dei vecchi schemi.
Un disco che unisce introspezione, energia live e una nuova direzione sonora, senza perdere quell’identità emotiva che ha sempre caratterizzato la sua musica.
Su NovaHot22 Radio trovate già HeartMan in rotazione, mentre aspettiamo di scoprire l’intero universo sonoro di Più che Solido con l’uscita ufficiale dell’album il 13 marzo 2026.
Restate connessi su NovaHot22 per continuare a seguire gli artisti che stanno contribuendo a ridefinire il suono della nuova scena urban italiana.
Se vi siete persi l’articolo dedicato alla sua discografia, al suo percorso musicale e al singolo attualmente in rotazione su NovaHot22, potete recuperarlo qui:





Lascia un commento