Larry Mensah, conosciuto come il “samurai del rap”, è un artista che ha fatto della contaminazione musicale e della sperimentazione il suo marchio di fabbrica. Cresciuto tra influenze che spaziano dal metal all’elettronica, passando per le icone del rap e della musica ribelle come 2Pac, BIG, Bob Marley e Zack de la Rocha, Larry non si è mai lasciato ingabbiare in un solo genere. Dalle prime rime in quinta elementare fino ai progetti più maturi di oggi, ha saputo restare fedele a sé stesso, mantenendo il proprio nome e un’identità autentica. In questa intervista ci racconta il suo percorso, la sua visione dell’arte e le sfide di un rapper indipendente che non smette di guardare oltre.

1. Chi è Larry Mensah? Come ti presenteresti a chi ancora non ti conosce?

Larry:


Larry Mensah, il samurai del rap.
Mi piace sperimentare, provare stili diversi, lasciarmi influenzare e ispirare da tanti generi. Ascolto di tutto, dal metal all’elettronica. In passato ero in un gruppo nu-metal.

2. Com’è cresciuto il tuo rapporto con la musica? C’è un momento preciso in cui hai capito che sarebbe stata parte centrale della tua vita?

Larry:


In quinta elementare è stata la prima volta che ho capito che amavo la musica.

3. Il tuo nome d’arte è molto originale. Da dove nasce “Larry Mensah” e cosa rappresenta per te?

Larry:


È il mio vero nome all’anagrafe, ho solo cambiato la “y”.
Larry-TK (Larry the King) è un soprannome che mi hanno dato gli amici da parte di mio padre.
Per me significa essere se stessi, “real”, non una copia: per questo ho mantenuto il mio nome.

4. Nelle tue tracce si sente una grande varietà di influenze. Quali sono gli artisti che ti hanno formato di più musicalmente?

Larry:


2Pac, BIG, Bob Marley, Zack de la Rocha dei Rage Against the Machine.

5. Crescendo a Cucciago, in provincia di Como, che tipo di realtà musicale ti circondava? Quanto ha influito sul tuo stile?

Larry:


Nel Comasco, quando ho iniziato, lo facevano in pochi. Sono stato uno dei primi a fare musica. C’erano Sciglio MC (ex Dogo Gang), J Fox della famiglia Fox, Simonkol che c’è sempre stato dai miei inizi ad ora.

6. Ti consideri rapper, cantante o qualcosa di diverso? Come definiresti la tua identità musicale oggi?

Larry:


Sono un rapper in costante evoluzione, cerco sempre di sperimentare e guardare oltre.

7. Ci sono dei brani del tuo percorso che senti più rappresentativi del tuo stile? Ad esempio Untold o Goodkid92?

Larry:


Direi “Total 90” (freestyle), girato alle 6 di mattina, e “Goodkid”. Sono i brani che mi rappresentano di più.

8. Nel 2022 hai pubblicato Trust Me, e l’anno dopo Grado 33°. Che differenze ci sono tra questi due EP a livello di sonorità e scrittura?

Larry:


“33º” parla di massoneria, spaccio e temi che hanno reso il tutto più cupo, dark fantasy.
“Trust Me” invece nasce da una o più situazioni avvenute nel passato.


9. Il tuo ultimo singolo Situa Pimp è uscito a giugno 2025. Com’è nato? Cosa volevi comunicare?

Larry:


Nasce da esperienze passate, da situazioni che ho vissuto e che ho trasformato in musica.

10. Come vivi la fase creativa? Hai un rituale, un momento particolare in cui preferisci scrivere o produrre?

Larry:


Leggo, faccio ricerche, guardo film, prendo ispirazione da situazioni quotidiane o, a volte, da un lampo di genio: da una frase si crea il resto.

11. La tua musica è molto emotiva e varia nei mood. Quanto conta per te l’ispirazione rispetto alla tecnica?

Larry:


Prima viene l’ispirazione, poi la tecnica. Scrivo anche poesie o filastrocche, uso assonanze tipo ab-ab, ba-ba, aa-bb.

12. Hai mai pensato di collaborare con artisti italiani fuori dal rap o addirittura con artisti internazionali?

Larry:


Mi piacerebbe molto fare qualcosa nel nu-metal, ad esempio crossover.

13. Com’è cambiato il tuo modo di fare musica dal 2020 a oggi? Ti senti evoluto, più consapevole?

Larry:


“Final Destination” era più tecnica; ora sono più artistico perché conosco bene le basi tecniche. È una maturazione: “Situa Pimp” ne è la prova.

14. C’è un messaggio ricorrente nella tua musica? Una cosa che vuoi che la gente senta e capisca ascoltandoti?

Larry:


Il mio rap non parla solo di spaccio o criminalità: lo vedo come un foglio bianco dove puoi dire tutto quello che vuoi.

15. Cosa ne pensi della scena urban italiana di oggi? Cosa apprezzi e cosa invece cambieresti?

Larry:


Darei più opportunità agli artisti indipendenti, senza che siano le major a decidere. Bisognerebbe dare spazio a chi vale davvero.

16. Chi è Larry Mensah fuori dalla musica? Com’è una tua giornata “normale”, lontano dai beat e dai testi?

Larry:


Sono un operaio, una persona molto semplice. Non sono mai arrivato a fine mese.

Dalle strade del Comasco ai microfoni, Larry Mensah ha dimostrato che il rap può essere molto più di un cliché: è uno spazio libero, un foglio bianco su cui riversare esperienze, sogni e sperimentazioni. Con uno sguardo sempre rivolto al futuro e il desiderio di dare voce agli artisti indipendenti, continua a costruire il suo percorso senza compromessi, mosso da passione e curiosità. Il “samurai del rap” non è solo un soprannome: è l’attitudine di chi affronta ogni beat come una nuova sfida, con disciplina, creatività e autenticità.


Se vi siete persi l’articolo dedicato alla sua discografia, al suo percorso musicale e al singolo attualmente in rotazione su NovaHot22, potete recuperarlo qui: 

Larry Mensah: un viaggio musicale tra emozioni e stili

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