
Per anni Bello Figo è stato raccontato come un meme, una provocazione, un personaggio del web destinato prima o poi a scomparire. Eppure, più di dieci anni dopo l’esplosione dei suoi primi brani virali, basta guardare quello che succede davanti a un suo palco per capire che quella lettura, da sola, oggi non basta più.
A Jesolo, davanti a migliaia di persone, parte “Pasta con Tonno” e il pubblico la canta praticamente all’unisono.
Una scena che fa sorridere, certo. Ma che racconta anche qualcosa di più grande.
Quando il meme sopravvive al meme
“Pasta con Tonno” appartiene a una fase completamente diversa di Internet e della musica italiana. Bello Figo costruì allora un linguaggio immediatamente riconoscibile fatto di provocazione, assurdità, ironia, stereotipi ribaltati e frasi capaci di trasformarsi rapidamente in tormentoni.
Per molti era semplicemente qualcosa su cui ridere.
Ed è proprio qui che la sua storia diventa interessante: c’era chi rideva con Bello Figo e chi rideva di Bello Figo.
Probabilmente entrambe le cose sono vere.
Ma quando, oltre dieci anni dopo, migliaia di persone riconoscono una canzone dalle prime battute e sono ancora in grado di cantarla insieme all’artista, diventa difficile considerarla soltanto il residuo di un vecchio fenomeno virale.
Internet è pieno di personaggi che sembravano giganteschi e che pochi anni dopo sono praticamente scomparsi dalla memoria collettiva.
Bello Figo no.
Nostalgia, ironia o vera influenza?
Bisogna però evitare anche l’estremo opposto.
Una folla che canta “Pasta con Tonno” non dimostra automaticamente che il brano sia diventato un capolavoro della musica italiana. Popolarità, qualità artistica e impatto culturale non sono necessariamente la stessa cosa.
Qualcuno tra quelle migliaia di persone probabilmente la canta per nostalgia. Qualcuno perché gli ricorda gli anni passati su YouTube. Qualcun altro continua a trovarla semplicemente divertente.
E sicuramente c’è anche chi ascolta davvero Bello Figo.
Ma forse è proprio questa sovrapposizione a rendere particolare il fenomeno.
Quando una canzone riesce a essere contemporaneamente meme, ricordo generazionale, tormentone e pezzo da cantare sotto un palco, significa che ha ormai superato il contesto nel quale era nata.
È diventata cultura pop.
Nel frattempo Bello Figo non si è mai fermato
C’è poi un errore che sarebbe facile commettere guardando soltanto quelle immagini: pensare che Bello Figo oggi viva esclusivamente della nostalgia per i suoi vecchi successi.
Non è così.
Bello Figo ha continuato a pubblicare musica nel corso degli anni, mantenendo il suo linguaggio, la sua ironia e quell’universo volutamente esagerato che lo ha sempre contraddistinto.
E nel luglio 2026 è arrivato anche “ESTATE A PORTOFIGO”, EP composto da sei tracce: Ibiza, La mia donna, MC, Sembro Rocco Siffredi, Lamine Yamal e Mbappé.
Il progetto porta perfettamente nel presente il suo immaginario: riferimenti immediatamente riconoscibili, calcio, estate, provocazione e cultura pop trasformati ancora una volta nel personale universo di Bello Figo.
E alcuni numeri mostrano che il pubblico continua ad esserci: su Spotify “Lamine Yamal” ha superato le 599 mila riproduzioni, mentre “Mbappé” ha oltrepassato quota 253 mila.
Altro che Ibiza e Mykonos, quindi: quest’estate ci trasferiamo tutti a Portofigo.
Bello Figo è stato sottovalutato?
Forse questa è la domanda più interessante.
Non perché oggi sia necessario riscrivere la storia e sostenere che Bello Figo sia stato sempre compreso male o che ogni sua provocazione nascondesse chissà quale sofisticata operazione artistica. Sarebbe una rilettura altrettanto forzata.
Ma liquidarlo semplicemente come “quello di Pasta con Tonno” significa ignorare quello che è successo dopo.
Bello Figo è riuscito a costruire un linguaggio immediatamente riconoscibile. Titoli, espressioni, immagini e modi di parlare uscivano dalle sue canzoni ed entravano nelle conversazioni, nei meme e nella cultura Internet italiana.
E soprattutto è riuscito a fare una cosa che moltissimi fenomeni virali non riescono a fare: durare.
Non necessariamente rimanendo sempre al centro dell’industria musicale, ma continuando a pubblicare, mantenendo un pubblico e portandosi dietro un repertorio che una parte di una generazione conosce ancora parola per parola.
C’è anche un’altra storia dentro quella di Bello Figo
Per NOVAHOT22 c’è poi un aspetto che merita particolare attenzione.
Bello Figo è stato uno degli artisti afrodiscendenti più visibili nell’Internet italiano degli anni Dieci.
E quella visibilità arrivò in una forma estremamente complessa.
Immigrazione, razzismo, cittadinanza, stereotipi sugli africani, soldi, donne, assistenzialismo: Bello Figo prendeva alcuni dei temi più esplosivi del dibattito italiano e li trasformava in provocazione, spesso esasperando deliberatamente proprio gli stereotipi che gli venivano attribuiti.
Il risultato divideva profondamente.
C’era chi vedeva soltanto la caricatura e chi interpretava quella stessa caricatura come un modo per prendere il controllo dello stereotipo e restituirlo, esasperato, a chi lo utilizzava.
Non è necessario scegliere oggi una delle due letture come unica verità. Ma ignorare completamente questa dimensione significherebbe perdere una parte importante del fenomeno.
La riflessione di NOVAHOT22
Al di là del giudizio personale sulla sua musica, rimane una domanda molto semplice:
quanti rapper italiani possono far partire una propria canzone di oltre dieci anni fa e ascoltare migliaia di persone cantarla ancora a memoria?
Non molti.
Ed è forse qui che il tempo permette di osservare Bello Figo in maniera diversa.
Per anni ci siamo chiesti se il pubblico stesse ridendo con lui o di lui. Forse oggi quella domanda conta meno di quanto pensassimo.
Perché quelle persone conoscono ancora le parole.
Nel frattempo lui ha continuato a fare musica, ha attraversato diverse fasi di Internet e oggi pubblica un nuovo progetto come “ESTATE A PORTOFIGO”, mentre brani appartenenti a un’altra epoca continuano a funzionare davanti a migliaia di persone.

Questo non obbliga nessuno a rivalutarne la musica né a trasformarlo retroattivamente in qualcosa che non è mai stato.
Ma obbliga almeno a riconoscere un fatto: Bello Figo non è stato un fenomeno passeggero.
Un meme normalmente nasce, esplode e scompare.
Quando più di dieci anni dopo una folla continua a cantarlo, mentre l’artista continua contemporaneamente a costruire nuova musica, forse non stiamo più parlando soltanto di un meme.
Stiamo parlando di un pezzo, controverso quanto si vuole, della cultura pop italiana.
Se non ci stai seguendo, probabilmente non ci rivedrai più. Se invece lo fai, grazie!! stai supportando una narrazione onesta.
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