
Dal significato di un titolo nato quasi per caso in un’aula di tribunale alla necessità di rappresentare più culture contemporaneamente. Roy Raheem racconta a NOVAHOT22 “Venezia Bis”, il progetto con cui mette insieme rap, identità, radici nigeriane, crescita artistica e una precisa idea della scena musicale italiana. Lo abbiamo incontrato nel giorno del release party, raccogliendo anche le reazioni di chi lo ha visto esibirsi dal vivo.

Ci sono album il cui titolo nasce prima delle canzoni e altri in cui il nome arriva alla fine, quando improvvisamente pezzi apparentemente lontani della propria storia trovano un punto di incontro.
Per Roy Raheem, Venezia Bis appartiene decisamente alla seconda categoria.
Lo incontriamo nel giorno del release party del progetto. Attorno a noi ci sono amici, artisti, persone che conoscono già il suo percorso e altre che lo stanno vedendo esibirsi dal vivo per la prima volta.
Ed è proprio questo che rende la serata interessante anche oltre l’intervista: da una parte c’è Roy che racconta chi è e cosa rappresenta Venezia Bis; dall’altra ci sono le persone che, pochi minuti dopo averlo visto sul palco, restituiscono impressioni sorprendentemente coerenti con quello che lui stesso ci ha appena raccontato.
«Energia pura, cultura, le cose deep», dice una ragazza. E aggiunge: «Questa roba in Italia non esiste, cioè veramente».
Un’altra persona, alla sua prima esperienza davanti a un live di Roy, parla invece di «una scoperta fantastica» e di «un timbro di voce spettacolare».
Ma per capire davvero Venezia Bis bisogna partire dal suo nome.
“Venezia Bis”: una città, un quartiere e una volante
Il titolo del tuo nuovo progetto racchiude diversi significati. Quando hai capito che tutte queste connessioni — il tuo nome, la volante, Venezia, Porta Venezia — dovevano diventare un unico progetto?
ROY RAHEEM:
«In realtà è stata un po’ un’illuminazione, perché stavo già lavorando a un progetto mentre mi stavano succedendo delle cose, appunto questo episodio in particolare. Ed è successo semplicemente che uno dei giorni in aula di tribunale il PM dice questa cosa: che una delle volanti si chiamava Venezia Bis. E quindi io in quel momento ho guardato il mio ùsocio che era vicino a me e gli ho detto: “OK, questo è il titolo”. That’s it.»
Prima ancora della domanda, Roy ci aveva spiegato le altre connessioni.
Venezia è la città che lo ha formato. Porta Venezia è il quartiere di Milano in cui vive. E “Venezia Bis” era il nome della volante legata all’episodio del suo arresto.
Perché Roy utilizza quella vicenda come punto di partenza per parlare soprattutto di identità.
«Il vero messaggio è l’identità»
Qual è il messaggio che vuoi trasmettere con questo progetto?
ROY RAHEEM:
«Il vero messaggio in realtà è l’identità, l’autodeterminazione dei termini. Tanto per dire semplicemente: sii te stesso. Venezia Bis è un progetto che, come sai, è rap. Io faccio rap, sono nato come rapper. Però sono un ragazzo nato in Italia da dei genitori nigeriani, il che significa che ho tutta un’altra cultura da rappresentare, da poter esplorare. Questa è Venezia Bis.»
È probabilmente uno dei passaggi che meglio sintetizzano l’intero progetto.
Roy non mette in contrapposizione le diverse parti della propria identità. Non sembra interessato a scegliere quale debba prevalere sull’altra.
Le considera materiale artistico.
Essere nato e cresciuto in Italia non cancella ciò che arriva dalla famiglia e dalla cultura nigeriana. Allo stesso modo, esplorare quelle radici non significa negare il contesto italiano che lo ha formato.
«HO TUTTA UN’ALTRA CULTURA DA RAPPRESENTARE.»
È esattamente in questa intersezione che Venezia Bis trova una delle sue ragioni d’esistere.
La propria storia può diventare la storia di altri
Nel comunicato che accompagna il progetto c’è una frase particolarmente significativa:
«Siamo tutti coloro che si sono trovati nel posto sbagliato e hanno dovuto fare di quella sensazione di disagio la propria forza e identità.»
Roy Raheem
Gli chiediamo quanto ci sia della sua storia personale e quanto, invece, quella frase voglia raccontare una condizione più ampia.
ROY RAHEEM:
«Sai che penso che le due cose vadano a braccetto. Nel senso che quando parlo e faccio arte, nello specifico, parlo di me stesso. Però la cosa bella dell’arte è che tu puoi parlare di te stesso ma rappresentare diverse persone.»
Poi continua:
«Io ho la mia battaglia personale, che è quella che può essere dell’identità, della classe sociale, scegli un po’ tu. Il fatto è che io spero che tutti si rivedano nella battaglia. Non è importante tanto l’avversario, però tutti stiamo affrontando una battaglia.»
«TUTTI STIAMO AFFRONTANDO UNA BATTAGLIA.»
È uno dei concetti centrali dell’intervista.
La storia individuale rimane personale, ma l’arte può trasformarla in qualcosa nel quale altre persone riconoscono parti della propria esperienza.
Ed è interessante che proprio questo concetto ritorni spontaneamente anche nelle parole del pubblico.
Una persona presente al release party, parlando di Roy, ci dice:
«È stato bello vedere comunque un mio amico che ce l’ha fatta. Ha vinto una battaglia molto importante.»

Il discorso successivamente si allarga alla società e alla necessità di non considerare nessuna conquista definitivamente acquisita.
Fino a una frase che rimane:
«Si costruisce insieme. Non è mai una persona sola.»
Dalla rabbia alle nuove “lingue” musicali
Durante l’intervista ripercorriamo anche la discografia di Roy, dai primi lavori fino a Venezia Bis.
Gli chiediamo cosa sia cambiato maggiormente nell’artista e cosa, invece, sia rimasto identico.
La risposta arriva immediatamente.
ROY RAHEEM:
«È rimasta esattamente la stessa fame e la stessa rabbia.»
«LA STESSA FAME. LA STESSA RABBIA.»
Ciò che è cambiato è invece il vocabolario musicale a sua disposizione.
Ed è qui che Roy utilizza una metafora particolarmente efficace.
ROY RAHEEM:
«È cambiato il fatto che so parlare più lingue. Cioè, la musica per me è una lingua. Questo me l’ha detto un artista molto bravo, Slim Gong: la musica è una lingua. Quindi dancehall, rap, R&B, afrobeats sono solo lingue. Quindi mi sembra solo di aver imparato più lingue.»
«LA MUSICA PER ME È UNA LINGUA.»
È una chiave utile anche per leggere Venezia Bis.
Rap, R&B, dancehall e afrobeats non devono necessariamente essere territori separati. Possono diventare strumenti differenti utilizzati dallo stesso artista per comunicare.
E ancora una volta le reazioni raccolte dopo il live sembrano quasi rispondere alle sue parole.
«Coinvolgente», ci dice una persona.
«Spaccato di brutto», commenta un’altra.
Qualcun altro sottolinea soprattutto l’aspetto vocale:
«La sua voce è incredibile.»
Un’altra voce interviene:
«È unica.»
E chi Roy non lo aveva mai visto esibirsi prima racconta:
«È la prima volta che io lo vedo live. Sono rimasto stupito. […] Una scoperta fantastica davvero, un timbro di voce spettacolare.»
Non tutte le reazioni si concentrano sulla stessa caratteristica. Ed è forse proprio questo il punto: qualcuno percepisce immediatamente l’energia, qualcuno il rap, qualcuno il timbro, qualcuno la dimensione culturale.
Roy Raheem e la scena musicale italiana: «Chi vale, vale»
Durante l’intervista arriviamo inevitabilmente a una questione che riguarda direttamente anche il lavoro che NOVAHOT22 porta avanti: la rappresentazione all’interno della scena musicale italiana.
Gli chiediamo quale singola cosa cambierebbe per renderla più inclusiva e più rappresentativa della società contemporanea.
Roy non risponde chiedendo semplicemente maggiore inclusione.
Mette in discussione il funzionamento stesso della macchina.
ROY RAHEEM:
«In realtà basterebbe smontare la macchina e l’idea, la percezione di macchina che c’è dell’industria. Penso che veramente, per far spiccare la gente che c’è, basterebbe tagliare tutti i trucchi, i gimmicks, le manifatturiere, le cose. Perché poi chi vale, vale.»
«CHI VALE, VALE.»
Ma la frase successiva è ancora più importante.
ROY RAHEEM:
«Se tu davvero facessi tabula rasa, chi è bravo davvero la gente lo sente. Però devi dargli l’opportunità di scoprirlo. Se invadi il mercato con quello che tu vuoi che funzioni, è logico che poi non scopri cose che sicuramente ti piacerebbero di più.»
«DEVI DARGLI L’OPPORTUNITÀ DI SCOPRIRLO.»
È una distinzione importante.
Non basta che il talento esista.
Deve esistere anche la possibilità di incontrarlo.
Ed è quasi impressionante ascoltare, più tardi, una persona del pubblico formulare spontaneamente un pensiero molto simile parlando proprio di Roy:
«La cosa più importante è di farlo conoscere da più persone possibili, perché lui è già forte, ha tutto per spaccare tutto.»
Il problema, quindi, non sarebbe necessariamente la mancanza di artisti capaci.
Una delle domande diventa piuttosto: quante possibilità ha il pubblico di scoprirli?
È anche una delle questioni alla base del lavoro editoriale di NOVAHOT22.
Il release party visto da chi c’era
Le testimonianze raccolte durante la serata aggiungono qualcosa che una recensione tradizionale difficilmente potrebbe restituire: l’immediatezza.
Non chiediamo alle persone di analizzare tecnicamente il progetto.
Chiediamo semplicemente cosa hanno appena visto e sentito.
Le risposte sono molto diverse.
«Bellissimo, pazzesco, incredibile.»
«Energia pura, cultura.»
«Coinvolgente.»
«Spaccato di brutto.»
«Ho sentito un paio di hit che mi hanno proprio stupito.»
Alcuni conoscevano già Roy. Altri no.
Ed è proprio il giudizio di chi lo incontra musicalmente quella sera a essere particolarmente interessante.
Una delle persone con cui parliamo insiste sulla sua voce e sulle possibilità di sviluppo futuro:
«È un buon rapper, ha tante qualità.»
Poi:
«La sua voce è incredibile.»
E ancora:
«Lui deve andare avanti così e cercare di diversificare […] fare delle cose in italiano e poi toccare anche il mercato americano, nigeriano.»
Non è una previsione sul futuro di Roy. È una percezione raccolta a caldo.
Ma racconta la sensazione che il progetto possa muoversi oltre un solo spazio musicale o culturale.
Dopo “Venezia Bis”, l’asticella cambia
Gli chiediamo quindi quale sia la sfida successiva.
E qui Roy sembra descrivere Venezia Bis non come un punto di arrivo, ma come il progetto che gli ha dato una nuova consapevolezza.
Dopo Venezia Bis, qual è la sfida più importante che senti di avere davanti? C’è un obiettivo artistico o personale che non hai ancora raggiunto e che oggi senti più vicino?
ROY RAHEEM:
«Guarda, grazie a Venezia Bis, giuro che finalmente mi sento tranquillo nel misurarmi con artisti grossi.»
Non dice semplicemente di voler diventare più grande.
La sfida successiva è cercare deliberatamente il confronto con qualcuno capace di costringerlo a crescere.
ROY RAHEEM:
«Adesso invece l’asticella è lavorare con artisti più bravi di me per fare qualcosa di più grosso ancora.»
«LAVORARE CON ARTISTI PIÙ BRAVI DI ME.»
Poi arriva una delle frasi più importanti dell’intera conversazione.
ROY RAHEEM:
«Se adesso ho parlato per rappresentare me e quelli che vivono la mia condizione, il prossimo step sarebbe riuscire a rappresentare cose che vivono tutti. Quindi parlare a chiunque, ma far capire da dove vengo.»
«PARLARE A CHIUNQUE, MA FAR CAPIRE DA DOVE VENGO.»
Forse è questa la frase che meglio racconta la direzione futura indicata da Roy.
Non abbandonare la propria specificità per diventare universale.
Fare esattamente il contrario.
Partire da dove vieni e riuscire, attraverso quello, a parlare anche a chi viene da tutt’altra parte.
Una domanda per la generazione che verrà
Da qualche tempo NOVAHOT22 chiude alcune delle proprie interviste con una domanda diversa dalle altre.
È una domanda rivolta al futuro.
Roma ha quattro anni ed è afrodiscendente. Un giorno potrà guardare queste interviste insieme a ragazzi e ragazze della propria generazione e ascoltare direttamente le parole degli artisti che stanno contribuendo oggi alla crescita della scena afrodiscendente e diasporica italiana.
Chiediamo quindi a Roy quale messaggio vorrebbe lasciare a Roma e alle generazioni che cresceranno ascoltando questa musica.
La risposta parte con una battuta che lega ancora una volta nomi, città e identità.
ROY RAHEEM:
«Roma, voglio dirti questo: che magari mia figlia si chiamerà Venezia. Ed è una cosa super figa che tu abbia questo nome e che le nostre due culture si intreccino e nasca qualcosa di nuovo.»Poi arriva il messaggio.
ROY RAHEEM:
«Tu sei Roma, ma il tuo aspetto rappresenterà molto di più di Roma. Quindi è solo un level up. Bless.»
«TU SEI ROMA, MA RAPPRESENTERAI MOLTO DI PIÙ DI ROMA.»
«Il nostro mondo è meraviglioso»
Potremmo chiudere qui.
Ma forse il modo migliore per raccontare quello che è successo durante il release party di Venezia Bis non arriva né da una nostra considerazione né da Roy.
Arriva da una delle persone presenti.
Le chiediamo cosa abbia significato quella serata.
La sua risposta va oltre il release:
«È stata una serata meravigliosa perché ero insieme a tutte le persone a cui voglio bene e l’energia che abbiamo sentito non la sento quasi mai.»
Poi aggiunge:
«È stato come ricaricarmi e pensare che ce la possiamo fare.»
E infine:
«Che il nostro mondo è meraviglioso e che siamo meravigliosi noi.»
Forse è proprio questa la fotografia più interessante della serata.
Perché Venezia Bis nasce dalla storia individuale di Roy Raheem, ma durante il release party quella storia smette per qualche ora di appartenere soltanto a lui.
Diventa musica.
Diventa palco.
Diventa pubblico.
Diventa discussione.
Diventa identità condivisa.
E soprattutto diventa esattamente ciò di cui Roy aveva parlato poco prima davanti alle telecamere di NOVAHOT22:
la possibilità di raccontare da dove vieni senza permettere che quel luogo stabilisca fino a dove puoi arrivare.
ROY RAHEEM — VENEZIA BIS

GURDA L’INTERVISTA COMPLETA!!
Roy Raheem e “Venezia Bis” fanno parte del racconto di NOVAHOT22 sulla musica e sulla scena afrodiscendente e diasporica italiana.
Se vi siete persi gli articoli precedenti su Roy, potete recuperarli qui:
Se non ci stai seguendo, probabilmente non ci rivedrai più. Se invece lo fai, grazie!! stai supportando una narrazione onesta.
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